venerdì 31 ottobre 2003

Incubi

Li ho affogati in un bagno caldo al sapore di cannella, evaporati in batuffoli di schiuma.

mercoledì 29 ottobre 2003

Accordo di separazione

E così avrò modo di recuperare a me stessa le energie disperse. Di vedermi finalmente proiettata nel futuro, che di vivere rinchiusa nel presente forse ne ho abbastanza.
Ma non mi è facile: aprirsi alla possibilità di un futuro con un uomo da incontrare, con una famiglia da costruire, significa pure aprirsi ad accettare la possibilità che questo futuro possa anche non realizzarsi.
Ed io non riesco ancora a pensarmi domani. Non riesco ancora a vivere una progettualità diversa da quella della famiglia, di un compagno, dei figli, che sembra l'unica che possa dare significato alla mia vita. Invece un po' per volta, senza escludere questa, mi porterò a pensarmi sola col mondo, a cercare una condotta di vita ed una professione da credere e vivere e respirare.
E poi quello che sarà, sarà.

martedì 28 ottobre 2003

«Prima di conoscere il piacere non sapevo cosa fosse il desiderio»

venerdì 24 ottobre 2003

Nel corpo di una donna (2)

Già.
Ma... E l'uomo?
Cosa sente l'uomo? Quello che sento io? Vive le stesse emozioni?
E' una esperienza condivisa: ci si sente assieme, l'uno nelle sensazioni dell'altro.
Forse però mi piacerebbe sentirmelo raccontare, cogliere le sfumature del viverlo nel corpo di un uomo...

giovedì 23 ottobre 2003

Lasciare andare

Ieri bella serata in quadretto famigliare accogliente ed amorevole. Un po’ quello che tanto volevo dipingere io e che invece sono riuscita solo a scarabocchiare, al punto da gettare via tela e tavolozza. E rientrando a casa in auto (ma quante accidenti di macchine nervose uscivano da S.Siro ieri sera??), senz’altro complici i DreamTheatre, ho sfogato in pianto un pacchetto di emozioni compresse che ancora evidentemente conservavo imballate ed archiviate alla voce matrimonio.

Nel corpo di una donna

«Leggerti è come incarnarsi nella partner che sta condividendo le tue emozioni, .......non ero mai stato nel corpo di una donna.»
FemmeFatale, commossa, ringrazia l'uomo che le ha fatto scoprire tali emozioni e l'amico che le ha scritto ciò.

lunedì 20 ottobre 2003

I sensi dell'amare

Davvero non so valutare se sono banalità, volgarità, ingenuità o assurdità.
E' che per me è un mondo nuovo e non riesco a prescindere dall'infantile entusiasmo della scoperta, e questo mi toglie lucidità e senso critico. E scrivo per me stessa, perché quello che sento non mi ci sta tutto dentro.


Gusto
L'amaro della pelle da assaggiare. Il salato del sudore da raccogliere con le labbra. Il denso dolce improvviso del frutto dell'amore e i mille gusti che la sua bocca ti porta dalle zone di te che ha esplorato.

Tatto - Amare con le mai, amare con la pelle
Sfiorare la cute coi polpastrelli, appoggiare le unghie sui capezzoli, sentire la sua pelle che freme al tuo tocco, percepire il vibrare, quasi un ritrarsi, dell'epidermide. Affondare le mani e stringere. Accarezzare, lusingare e giocare. Ascoltare il proprio corpo e fondersi con la superficie amplificandone attese e reazioni. Ricercare la sua pelle umida, in adesione totale alla tua. Percepirlo dentro e fuori, in una danza che dall'epidermide va a toccare l'anima.

Udito
Il tuo fiato veloce, il suo cuore che batte. Sottili gemiti e densi respiri. La musica di sottofondo che diventa armonia dei corpi. Il ritmo del movimento, il rumore della pelle contro la pelle, il silenzio pieno del piacere. La musica del mondo che vibra con te.

sabato 18 ottobre 2003

argh

Un'immagine mi prende da dentro alla sprovvista, nel dormiveglia sdraiato sul divano.
L'incastro fluido dei corpi. L'odore della pelle. Il sudore salato da raccogliere con le labbra.
Ascolto o rimuovo?
Ascolto, accidenti a me.
Ed un oceano di sensazioni sopite si risveglia ad ondate successive, che cavalco finché posso, e dalle quali mi lascio infine avvolgere e portare via.

Oggi

Oggi faccio fatica.
E anche scrivere perde un po' della sua dimensione catartica.
O forse semplicemente si fanno più alte le barriere all'ingresso. Ma, se le superi, sai che salto?

venerdì 17 ottobre 2003

Dell'abbandonare i cuccioli

Ho conosciuto i blog grazie a Rillo. Ricordo bene la sua faccia quando gli chiesi: "Ma che cos'è un blog?", tanto è vero che mi affrettai subito ad aggiungere che non era obbligato a rispondere, che eravamo in giro per pattinare e che di blog si poteva proprio fare a meno di parlare... E infatti pattinammo. E parlammo di blog. (E finimmo la serata in pronto soccorso, ma questa è un'altra storia.)
Ma soprattutto ho imparato a conoscere Rillo (anche) grazie al suo blog.
Non me la sento di dire: "No, NON PUOI fare il buio!" (anche se è esattamente quello che vorrei dire) perché mi pare quasi egoistico. Il dolore espresso con l'immagine del cucciolo da abbandonare al proprio destino fuori dalla porta, va di pari passo con la grande dignità che sempre Rilletti porta in sé, e in ciò che scrive.
E se, di fronte a concrete difficoltà economiche, arriva ad annunciare che si vede costretto a chiudere, che gli si può mai rispondere?
...Piuttosto, magari, troviamogli un lavoro!

Che mondo assurdo.

E comunque, Rillo:
No, NON PUOI fare il buio!!!
(...rillo.blogspot suona bene davvero)

martedì 14 ottobre 2003

Punta alla luna (2)

Io amo così.

Credo che la mia rinascita sia cominciata con quel riscoprire dentro di me l'amore incondizionato che poteva essere verso l'altro, col riconoscere che ne ero portatrice e strumento. Era il buio più assoluto, e questa potente effimera conquista non vi portava luce, ma lo stesso io l'ho accolta e riconosciuta come un dono che avevo saputo trovare nella sofferenza, una acquisizione che più nessuno avrebbe potuto togliermi, perché parte di me da sempre. So che in qualche modo, nel buio, questo mi ha permesso di andare avanti, verso l'Altro, verso la Vita, in cui non credevo ancora ma che non ha mai smesso, mi accorgo ora, di chiamarmi.
Poi sono passata attraverso l'amore fatto di carne e terra, amore per il piacere, amore per l'amore.
Infine, e c'è voluto il suo tempo, ho finalmente sentito, capito di potere essere amata, e di amarmi.
E da qui a cascata la profonda consapevolezza di potere e di sapere amare. Di amare.

E se ora oso puntare alla luna, e oso credere di nuovo nei sogni, lo faccio con un grande senso di realtà. O nonostante quello. O forse grazie a quello.
E se ora oso puntare alla luna, recuperata l'anima dai miei sogni in frantumi, lo faccio al di là del mio cinico disincanto. Oltre a quello.

Io amo così.

Parti sparse

Mi sono accorta solo oggi che un pezzo di me era finito in CuT'n'PaStE. Mi fa un certo effetto trovare parti di me sparse in giro.

Punta alla luna

Non è semplice. Ed è faticoso.
Alti e bassi
Eppure non sono così certa che un mare calmo alla fine mi annoierebbe.

domenica 12 ottobre 2003

Voglio un uomo da amare

Da amare con le mani, con gli occhi, con lo stupore, l'entusiasmo ed il sorriso.
Da amare nella carne e nel quotidiano, nei sogni e nell'eternità fuori dal tempo.
Un uomo da sentire addosso e da cercare dentro, da sapere presente e da lasciare andare libero.
Un uomo da accogliere e guardare, da scoprire e da toccare.
Da amare con il desiderio e la malizia, con la fantasia del gioco e con la profondità dell'anima.

giovedì 9 ottobre 2003

Panikkar

[silenzio]Il silenzio è il luogo d'incontro tra il tempo e l'eternità e chi non sa vivere del silenzio impiega tutta la vita a correre sulla scia di una temporalità che, a lunga scadenza, si rivela sempre deludente. [...] Il principio è il silenzio. L'averlo dimenticato ha generato nella nostra cultura una logomachia, una logorrea, che si è poi convertita in razionalità e costituisce una delle cause ultime della situazione in cui ci troviamo. [...] Abbiamo perso quell’esperienza umana universale di renderci conto che la realtà ha altre dimensioni. È come se avessimo perso l’occhio che ci permette di vedere la profondità. La tragedia del cristianesimo in Africa è che non ha valorizzato la danza, vale a dire la grande scoperta che la natura ultima del tempo è il ritmo: né linearità né circolarità, sempre la stessa cosa e sempre diversa, l’ultimo passo uguale al penultimo e tuttavia ognuno diverso e distinto.
[sviluppo]L'idea di sviluppo è l'idea monoculturale centrale dell'Occidente. Dobbiamo diventare consapevoli che l'idea di sviluppo non è neutrale né universale né universalizzabile, e questa credenza, del resto geniale, che la concezione di una sola cultura valga per tutte le culture è l'essenza del colonialismo. Il colonialismo può non essere una cosa cattiva. Non tutti i colonialisti erano conquistadores brutali, crudeli; avevano solo la convinzione che Dio, la cultura, l'impero fossero la soluzione per tutti. Prima si diceva: un Dio, una religione, una chiesa; adesso un mercato mondiale, una democrazia, un governo mondiale, ma è la stessa sindrome: gli stessi cani con diversi collari, o, se vogliamo, gli stessi pescecani.
[giustizia]Gli americani storpiano la pronuncia della parola "giustizia" in just-us, "solo noi", per sottolineare che in economia non esiste altra motivazione che il profitto just-U.S..
[naufragio]Ho la sensazione che la nostra civiltà stia facendo naufragio e che ognuno di noi cerchi di aggrapparsi a qualche tavola di salvataggio. Tutto il mio sforzo consiste nel consigliare di non aggrapparsi a niente, ma di nuotare un po' per arrivare a scoprire un'altra dimensione.
"Economia e senso della vita" Raimon Panikkar

mercoledì 8 ottobre 2003

Novità

"Si dovrebbe veramente gioire dei nuovi mondi che si aprono davanti alle persone care, ai nostri amici, e invece noi talvolta ci ritroviamo in bocca un retrogusto amaro. Perchè noi non se siamo parte. Già, sensazione conosciuta. So che non è l'affetto verso l'altro che ci difetta, è forse la troppa paura di perdere ancora, il troppo attaccamento agli spazi di noi dedicati all'altro. Anche a volte una sorta di rammarico: perchè loro si aprono a nuovi mondi ed io invece non ne sono capace?"

Così scrivevo l'altro ieri ad un amico che sentivo provare simile sorta di gelosia. E poi ho riletto. E ho letto di qualcosa di passato. Mi sono accorta di essere libera anche in questo. Libera di gioire con gli amici che prendono la loro strada, anche quando questa si allontana dalla mia.

Non ci sono particolari novità nella mia vita, se non il mio continuo divenire, che poi significa vivere.

martedì 7 ottobre 2003

Vagolando

L'anima che metti nelle cose, comunque queste vadano, anima te stesso, ti fa più bello e ti ritorna in insospettate energie.
(in Vocenarrante)

Lasciarmi guardare

E' stato bello sentirti ieri sera.
Mi sarebbe piaciuto incontrarti, guardarti un po' in faccia, dentro gli occhi, e lasciarmi guardare, e magari fare due chiacchiere.
Conoscerti, aprirmi a te ed accoglierti ha fatto da catalizzatore a quel delicato e potente processo alchemico che mi ha rivoluzionata dentro.
Non solo per la fisicità. Attraverso quella si sono liberate energie impigliate, sono state infrante barriere emotive e si sono aperti nuovi canali. E' stata un'esperienza che ho vissuto intensamente con il corpo e con l'animo, e tutto ciò che ne è scaturito continua a lavorare in me.
E non finirò mai di apprezzare ed amare la tua "leggerezza consapevole di una profondità in cui non volersi spegnere", che tanto mi ha insegnato.

Resta in me la voglia di incontrarti
E una scia lucente di affetto

domenica 5 ottobre 2003

Insomma

Io non ho mai dovuto lottare per avere maggiore libertà, non mi sono mai sentita troppo accudita né troppo controllata. Al contrario. Non che i miei se ne fregassero, non era questo. E' che da che mi ricordo io sono sempre stata considerata da loro matura e responsabile. In grado di fare le mie scelte. Sapevo da sola dove e come fermarmi, sapevo da me come comportarmi. Non parlo di adolescenza (quella non la ho mai vissuta) parlo dell'infanzia.
La stessa situazione che vivo ora che ho 33 anni quando racconto ad amici delle esperienze un po' fuori standard che ho cominciato a fare, la vivevo coi miei a 10 anni. Gli amici all'inizio non ci credono, perché non riescono a matchare l'idea che hanno di me con ciò che racconto loro, poi sorridono e annuiscono. Pensano che io abbia la testa sulle spalle, che sappia quello che faccio, mi stimano e si fidano anche se non ci capiscono nulla. I miei hanno iniziato a "fidarsi" di me da subito, mi pare. E così ho sempre avuto addosso la responsabilità di una adulta a cui è vietato sbagliare (e per cui vivere), responsabilità scaricatami dai miei e cercata da me stessa con pari forza, credo.
Certo che dovevo essere una bambina ben strana, che leggeva e scriveva da adulta a 7 anni, che non giocava coi coetanei, che poneva problemi esistenziali e di fede e che scriveva tristissime "poesie" (esempio: Volevo tanto capire.../ Ho capito./ ...Ora vorrei dimenticare. - 8 anni). Certo che li disorientavo. Non sapevano come prendermi.
Avevo una folle paura di vivere, che mi sono portata appresso nella vita, e che esorcizzavo cercando di controllare tutto. Una folle paura (che mascherava un profondo bisogno) di potere mostrarmi debole, indifesa, bisognosa di aiuto; di deludere, di essere rifiutata; di fidarmi dell'affetto altrui per poi ritrovarmi invece delusa e sola.
Non mi sono mai amata e mai ho pensato possibile che altri potessero, conoscendomi, amarmi.
Quello che ne è venuto dopo della mia vita è la degna conseguenza.
E certo questa "analisi" prende in considerazione solo taluni aspetti, ed è solo uno dei tanti modi in cui si può leggere la cosa.

Insomma:
l'altro giorno, complici una serie di eventi i più diversi, si è creata in me la condizione necessaria perché avvenisse il miracolo: per la prima volta in vita mia, per la prima volta, ho intuito, sentito, che oltre ad amare io posso anche essere amata...

E un po' per volta imparerò a crederci. E ad Amare ed accogliere Amore davvero.

venerdì 3 ottobre 2003

Immagini che ritornano

I tuoi occhi neri, intensi, sopra me. Si fanno fessura, fino a chiudersi, assieme alle labbra che si serrano, per poi rilasciarsi rilassate, all'apice del piacere condiviso.

Ascolto il tuo piacere che si fa anche mio. Ti trattieni raccogliendo ogni sensazione e pregustando l'onda di piena e poi lasci andare. Un crescendo fino all'esplosione che assaporo incredula, imbarazzata, emozionata.

Giochi con labbra e bocca su di me, dentro me. Chiudo gli occhi, le braccia si stendono... riapro gli occhi, cerco il tuo sguardo. Mi piace. In questa posizione, dal basso in sù, sopracciglia tirate, ha un che di diabolico... Ma gli occhi si chiudono ancora e perdo il controllo, viaggio lontano... eppure presente. Ed ecco i tuoi occhi ad accogliermi al rientro. Respiro veloce e imbarazzo. Il tuo sorriso. Mi lascio andare.

Davanti a me e dentro me. Piano. In fondo. Dentro. Ti guardo fuori e ti sento dentro. Anche tu ascolti e accogli il piacere. E mi porti via con una nuova spinta che mi fa spalancare ancora gli occhi.

giovedì 2 ottobre 2003

Del poter essere amata

stavo pensando a te
caro amico leggero e profondo
e mi è venuta voglia di parlarti
e così ti scrivo, anche se non è la stessa cosa
GRAZIE
davvero
non importa che non c'è bisogno di ringraziare
non importa che evidentemente le nostre vie si sono (casualmente?) incrociate nel momento giusto, tutto qui
non importa tutto
resta il fatto che tu sei una di quelle coincidenze, uno di quegli eventi accidentali che hanno indotto, catalizzato quel processo miracoloso, quell'intuizione profonda che rivoluziona la mia vita
grazie

mercoledì 1 ottobre 2003

Libera

Mi piace ascoltare il mio desiderio.
Oggi mi sento libera di godere davvero tutto. Libera da vincoli e pensieri, libera di perdermi nei sensi, e da essi liberata. E il desiderio di esprimere e ricercare energie nel gioco dei corpi si impone prepotente.
E il "dare" piacere è anch'esso un piacere in sé. Pensare che davvero non l'immaginavo.

Del blog

Il fatto che il titolo sia eventualmente modificabile mi toglie il peso di fare una scelta "per sempre", che dopo il matrimonio fallito sono diventata allergica.