sabato 17 dicembre 2005

(patetismi)

Qualcosa si è spezzato. Non sono ancora in grado di tirare le somme ma tutti abbiamo un punto di rottura e io stavolta l'ho superato.
Ora non so se rimetterò assieme i pezzi o se li getterò via.
E' vero: se la vita vorrà stupirmi ci si dovrà mettere di impegno.
Comunque io sempre sorrido.

giovedì 15 dicembre 2005

sabato 10 dicembre 2005

Quando sono particolarmente triste mi faccio un risotto.

Io che non cucino mai.
Metto su l'acqua dentro il bollitore, quello col manico all'ingiù.
Poi prendo il tagliere, quello piccolo, e la cipolla da affettare rotonda e sottile. Con un poco d'olio d'oliva e un po' più di burro soffriggo fino a indorare cipolle assieme a lacrime nuove e antiche. Mi asciugo gli occhi con lo strofinaccio, ché le dita sanno di cipolla, e rovescio il riso nella bilancia, ma poi vado a occhio. Aspetto il momento giusto per buttarlo nella pentola e mi godo lo sfrigolare dei chicchi che si tostano appena e li bagno di vino, bianco se c'è, altrimenti pure rosso. L'importante è respirarne il profumo e lasciare andare. Mi piace lavorare col cucchiaio di legno che tocca morbido i bordi del tegame, nessuna frizione, nessuna forzatura. Poi il mestolo di metallo per acqua e dado. E con il brodo un poco alla volta sommergo i chicchi e porto a galla emozioni. Lo curo il mio riso. Attenta col cucchiaio di legno e pronta a intervenire col mestolo del brodo. Intanto tiro fuori dal frigo il parmigiano e ne grattugio un po' nel piatto, piano, in cui mi servirò il risotto. Aggiungo lo zafferano che stempero direttamente nella pentola in mezza mestolata di brodo. Sapessi altrettanto bene stemperare i sentimenti. Le dita ora sanno di dado, grana e cipolla. Continuo a prendermi cura del mio riso, di me stessa. E ora che le incombenze da cuoca sono quasi terminate rimesto assieme al risotto che cuoce ricordi e pensieri. Provo a toccare il dolore con un dito, come la pentola che scotta. Ma ancor più che per la pentola ci vogliono le pattine e allora mi fermo. Assaggio per provare la cottura e aggiungo brodo, do un'occhiata al formaggio grattugiato dentro il piatto e valuto sia abbastanza quando improvviso mi prende un nuovo pensiero all'apparenza inoffensivo ma che finisce inesorabilmente per portarmi dritta all'imboscata del dolore che stavolta mi coglie impreparata, e mi brucia vivo di nuovo. Una lacrima porta altro sale al risotto. Ci siamo quasi, preparo a tavola la caraffa con l'acqua e abbasso il fuoco oltre il minimo. Assaggio ancora e spengo, pronta ad aggiungere il formaggio, un poco alla volta, e mescolare. Mi piace mescolare morbido e profumato. Burro non ne aggiungo, va bene così.

lunedì 5 dicembre 2005

Rosso più rosso fuoco più acceso taglio che brucia profumo che sbornia sangue su neve lava nel ghiaccio.

Calici di fiori rossi brulicanti vita scoppiano come granate esalando fragranze soffocanti vuoti d'aria un big bang detonante colore scotta, brucia rami nudi di un tronco spoglio confitto nella neve.

domenica 4 dicembre 2005

Una vecchia sedia a dondolo di legno che scricchiola e cigola, ma piano. Un terrazzo, o un portico che dà sulla notte densa di stelle che dipingono per contrasto il cielo più nero. Solo il suono sommesso del mio dondolarmi e, forse, i grilli.

sabato 3 dicembre 2005