domenica 26 marzo 2006

[ovvietà]

Quello che manca delle persone che non hai più attorno sono le emozioni che suscitavano in te, il modo in cui riempivi con loro il tuo spazio. Come sempre ciò che manca è una parte di te, quella che avevi costruito attorno a loro.
Le emozioni rimangono tue, fanno parte di te. Lo spazio si trasforma ad accogliere nuovo contesto.
Poi ogni mancanza ha il suo sapore particolare. Certe volte sa di sollievo. Altre ha l'odore acre del dolore. Qualche volta un gusto amaro di rimpianto. Il colore rosso della rabbia. Il profumo della malinconia.
Il problema insomma è che si tengono occupati spazi che si vivono come vuoti ma che non lo sono davvero. Nel momento in cui li lasci andare scoprendo quanta ricchezza conservano diventano alcove di nuove emozioni da vivere e regalare.
Bene, brava: setteppiù.

lunedì 20 marzo 2006

Luna

In questi giorni il colore del cielo non mi aiuta certo. D'altra parte abbiamo goduto di notti di luna da incanto per cui non mi posso proprio lamentare. Ho ancora negli occhi e addosso lo sguardo grande della luna dell'altra sera. Bucava finestra e parete. La sensazione di essere guardata. Potevo voltarmi ma non potevo ignorarla. Potevo non guardare ma non potevo non essere vista. Un centro rotondo lontano e immanente. Distanza che misura, presenza che tocca. Sarebbe invadenza se non fosse così più grande e rotonda che l'animo non può che lasciarsi guardare come un cavaliere al cospetto del suo Re.

domenica 19 marzo 2006

Oggi

Ebbene sì: alzo la tapparella, ché assieme a quello che non desidero vedere c'è fuori pure il cielo. Che poi oggi non è un gran che... Musica sotto, amici via cavo.
Se ci fosse uno spettrografo che fotografasse i colori delle persone scopriremmo spettri simili e diversissimi, ognuno centrato sulle sue sfumature -o disperso in lunghezze d'onda incompatibili-. E allora capiremmo meglio il colore dei comportamenti perché tutti poi si cerca armonie e complementarietà con le tinte degli altri e delle cose. Il mio spettro è un fantasma che fa fatica a incastrarsi nei colori del mondo.

Via

Venerdì in ufficio una giovane collega intonava il motivo di una canzone che mi riportava a tanti anni fa. «Era una delle mie canzoni preferite!» Dico. «Ma tu non eri ancora nata... Di che anno sei?» «'82.» Appunto. In fasce.

Talvolta sento il peso degli anni e delle esperienze che disegnano cicatrici sulla pelle. Allo stesso tempo il peso di ciò che hai vissuto sa rendere leggero il giorno che vivi.

Ma non sono ancora abbastanza brava in questo. Ancora troppa amarezza.

lunedì 6 marzo 2006

diversi

Forse per la luce in corridoio. Forse per chi è venuto incontro ai miei limiti spiegandosi chiaramente anche dove non lo riteneva necessario. Forse per quel batuffolo di gioia che ha imparato il mio nome e lo urla di vocina acuta e ridente. Forse per quel «almeno non finché ci sarò io» [e questo lo capiamo in pochi] che mi ha riconciliato con un fidarmi dove non si usa farlo. Forse per le carezze e le canzoni. Forse per quella stanza in pineta che mi aspetta piena di affetti. Forse per quelle case in cui sono di casa. Forse per il vento che scopre il cobalto.

Meglio

Sì. Senza un motivo particolare. O forse sì, diversi.
Probabilmente semplicemente perché peggio sarebbe stato difficile!

domenica 5 marzo 2006

mercoledì 1 marzo 2006