mercoledì 31 dicembre 2003

Desiderio

Si impone. È vano scacciarlo. Mi prende da dentro. Denso e piano. Fino a che non lo assecondo consapevolmente con il pensiero e le emozioni. Si accavallano sensazioni presenti e ricordi, immagini che ritornano e fantasie da giocare. Una perfetta sintonia di mentale e carnale che sprigiona la sua forza nella pelle e nei sogni. Lo sento nella pianta dei piedi che sale a propagarsi nelle gambe, nelle viscere, fino alle mani che vibrano le dita a scoprire la tua pelle da accarezzare. Il mio seno cerca i tuoi baci, i miei occhi anelano ai tuoi. Rivedo il tuo sorriso e i peli morbidi del tuo petto, ti vorrei a danzare dentro di me, le mie labbra a cercare le tue dopo avere indugiato dove più sei sensibile. Armonia di anima e sensi che dimentica il tempo e lo spazio.

domenica 28 dicembre 2003

Sono sopravvissuta al Natale

Sono sopravvissuta al Natale e sopravvivrò anche a queste ferie forzate fino al cinque gennaio. Quest'anno ho preso la scusa (che poi, per caso, è anche realtà) di non avere proprio alcuna disponibilità economica, per non fare regali e per non organizzare nulla che mi portasse via da casa in questi giorni. E va bene così. Sono fuggita nel lavoro, negli impegni, nelle gite, nelle uscite, nel terzo mondo, nel virtuale, nei libri... per un anno quasi. Il tempo necessario a racimolare qualche briciola di energia per permettermi ora di guardare un po' in faccia alla mia casa e alla mia vita.
O forse sto fuggendo ancora, questa volta dagli impegni e dal mondo, e ancora e sempre da me stessa.
Ho scoperto l'amore quest'anno. Ho scoperto l'universo della carne e sto esplorando l'amore dell'anima. E so finalmente di essere ricca e preziosa.
E questo dovrebbe bastare, intanto. Invece sto ancora male, e me ne arrabbio.
Mi rammarico del tempo che ho "perso" (anche se so che nulla va perduto), temo di avere ormai lasciato partire tutti i treni, di non avere la forza di correre dietro agli ultimi in partenza e di saltarci sopra sgomitando. Per poi finire comunque col perdere l'equilibrio imbarazzata dal ritrovarmi senza biglietto e rotolare giù in malo modo dopo pochi chilometri. Possibile che non ci possa essere un treno per me, ancora fermo in stazione, che aspetti proprio la mia coincidenza, che mi permetta di salire con tranquillità, armata di biglietto e magari con qualche, seppur essenziale, bagaglio? Che poi gli imprevisti, i ritardi, le corse e le sgomitate verranno nel corso del viaggio, e io li affronterò. Ma almeno che mi si accolga alla partenza, che davvero non è la mia strada quella che mi porta ora a correre affannata dietro ad un treno già partito.
Non ce la faccio. Fosse anche l'ultimo treno. Non è la mia via, non ne ho le energie.
Mi sento terribilmente sola ora. Ma sto meglio di quando soffrivo in silenzio accanto a M. Meglio di quando soffrivo in solitudine parlando, urlando, chiedendo a M. ciò che non mi poteva dare, perché prima di tutto mancava a me.
Ho una irrazionale (?) paura di non provare più la fisicità, che qualche incontro con quell'uomo speciale che mi ha scoperta donna non ha fatto di me la femmefatale che vorrei essere, e vivo ancora di insicurezze e timori.
Odio chi mi dice che occorre imparare a essere felici da soli, a stare bene da soli, perché solo così poi ci si può aprire all'incontro con l'altro. Li odio perché mi mettono davanti ad una strada troppo lunga, a treni già partiti.

So che devo imparare a stare bene da sola. Il problema è che io non ci credo. Non credo che si stia bene da soli. Non ci credo.
O forse sì.

Farò sempre tanta fatica? E' così sbagliato desiderare un abbraccio in cui riposare? Un uomo che mi accolga, mi ami, mi cerchi, mi desideri? Un uomo da amare a mia volta. E io so che posso, che sono capace, che so amare davvero.
E forse, davvero, se mi ci voleva tutto questo per scoprirlo...allora va bene.
Va bene.

lunedì 22 dicembre 2003

Senza nulla togliere

Rientrando in auto dal mio posto di lavoro numero uno mi sono soffermata, come faccio talvolta, a guardare le persone dentro le macchine ferme in colonna accanto alla mia. Guardi le persone contenute in queste scatolette di latta e ti chiedi chi sono, da dove vengono e dove stanno andando. E ti domandi che tipo di giornata le aspetta e se sono felici e a cosa stanno pensando. E cerchi di immaginartele a casa e cerchi di immaginare la loro casa e di farti una finestra sulla loro vita. Perché tutte quelle persone hanno un universo dentro e si portano in giro innumerevoli trasparenti fili e legami ed emozioni. E allora pensi anche ai tuoi colleghi, a quelli che conosci di meno, e vedi attraverso il loro sguardo scene non espresse di vita famigliare, di solitudini e di gioie. E’ uno dei modi in cui mi stacco da me stessa, stupita dall’immensità del mondo.
Un universo immenso che r/accoglie infinite storie, tutte grandi e forti, tutte così piccole. Storie infinite, emozioni che si incrociano in una spirale che si allarga sempre più fino a comprendere le stelle. E’ emozionante, eccitante, disorientante.
Siamo proprio fatti così, in piedi tra la terra e il cielo, a riunire in noi il concreto e l’infinito. Piccoli corpi con anime immense a sintetizzare realtà incommensurabili.
E percepire il respiro del cosmo, e perdersi nell’immensità, nulla toglie alla concretezza dell’individuo, alle sue gioie, che vengono anzi amplificate in una cornice d’infinito, come alle sue sofferenze e dolori, che pulsano più vivi che mai a testimoniare il valore imprescindibile del quotidiano.

domenica 21 dicembre 2003

Certe volte

L’autoerotismo, gran bella invenzione.
Ma anche la nutella.

sabato 20 dicembre 2003

Nebbia

Per fugare sani ma inopportuni desideri mi sono fatta un giretto nella nebbia. Mi è sempre piaciuta la nebbia. La trovo accogliente e protettiva. A parte quando vai in macchina, tipo ieri sera di ritorno sola da una cena da amici a Pavia. Invece se cammini la nebbia ti accompagna con dolcezza. E rende fiabesco pure il Lambro e i campi attorno. Che poi a me il Lambro non è mai dispiaciuto nemmeno con il sole. Ci sono stradine qui intorno che sembra di essere in campagna e 30 anni fa, invece che a Milano. E cortili e corti e cani, che uno mi ha quasi azzannato prima di decidere che gli stavo simpatica. Già che c’ero, di ritorno sono passata a fare la spesa. E il frigo ringrazia, incredulo, di fronte a burro latte e ...persino della carne! Stasera cinema.

desiderio e opportunità

Oggi ho decisamente un inopportuno desiderio di quell’uomo.
E una ancor più inopportuna voglia di dirglielo.

giovedì 18 dicembre 2003

Esatto

C'è chi va in analisi, e c'è chi apre un blog.

martedì 16 dicembre 2003

E nonostante la fortuna di avere vissuto un fine settimana così, e nonostante la mia capacità di costruirmi e vivere un fine settimana così, faccio un sacco di fatica.
Faccio un sacco di fatica.

Week-end nelle mie montagne, che non mancano mai di riempirmi il petto e strapparmi un sorriso pulito da ogni preoccupazione.
Sabato sciare veloce e leggera sulle piste quasi vuote. E' stata davvero una danza tra il blu del cielo, il bianco della neve e il verde acceso dei pini mughi. Domenica camminare nella neve su fino al rifugio del Tiziano, che mi accoglie sempre con il calore dell'ambiente e del suo prezioso sorriso montanaro. Questa strana milanese che ama tanto le sue montagne! E i silenzi così pieni di pareti, pinnacoli e cime imponenti. Non mi chiede niente, Tiziano. Ma mi legge attraverso, e comprende. E mi restituisce quello sguardo che sa di eterno di chi è sempre vissuto al cospetto dell'immensità.

venerdì 12 dicembre 2003

Ho letto da qualche parte

"Dopo un po' impari la sottile differenza fra tenere una mano e incatenare un'anima
...
E impari che l'amore non è appoggiarsi a qualcuno e la compagnia non è sicurezza
...
E inizi ad imparare che i baci non sono contratti e i doni non sono promesse.
...
E incominci ad accettare le tue sconfitte a testa alta e con gli occhi aperti
con la grazia di un adulto, non con il dolore di un bambino.
...
E impari a costruire le tue strade oggi perché il terreno di domani è troppo incerto per fare piani.
...
Dopo un po' impari che il sole scotta se ne prendi troppo.
...
Perciò pianti il tuo giardino e decori la tua anima, invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.
...
E impari che puoi davvero sopportare, che sei davvero forte e che vali davvero."

Sceriffo Berbero

non funziona

Già. E io che in qualche assurdo modo aspetto un fantomatico principe azzurro che venga a salvarmi...
Davvero penso che ci sia uno spazio predefinito dentro ognuno di noi dove si sogna il principe azzurro, o la dolce sirena, che arriva a prenderci per mano e ci tira fuori dalle sofferenze e dai problemi, magari condendo il tutto con un po' di sano sesso.
Ma non funziona così.

occhi aperti

Ho dormito 11 ore filate.
Ho sognato la paura e il dolore, ma anche un abbraccio che li conteneva.
Ho sognato l’imbarazzo e la gioia di trovarmi davanti ad amici che ritornano.
Occhi aperti, mi restano dentro dolore, paura e perdita. Deve essere per questo che faccio in modo di non dormire mai più di 5 ore per notte.

mercoledì 10 dicembre 2003

Del blog

Grazie a Zu che mi ha aperto il blog, che risponde prontamente a tutte le mie richieste di supporto tecnico, che gli ho promesso un bacio per ogni grazie che gli ho scritto e ne ha davvero tanti da riscuotere.
Grazie a Rillo che mi ha raccontato dei blog, che non so davvero se mi legge, che mi ha insegnato a pattinare.
Un grazie a quell’amico speciale i cui occhi neri talvolta passano su queste righe, che il nome a FemmeFatale lo ha dato lui.
Grazie a tutti quelli che passano di qua per caso e mi lasciano un sorriso.
Grazie ad Alchera, a Noctilux, a IceMike, a Gaspare e alle Grazie (che sono andate a commentare il mio primo post!).
Grazie agli amici che mi leggono in silenzio.
E grazie a tutti quelli a cui non sono piaciuta ma che hanno evitato di insultarmi!
E un grazie davvero speciale a Broono, che ora che conosco l’uomo più intelligente, più bravo e soprattutto più bello dell’universo, mi sento già un’altra persona.

pur anelando

sai, questo abbraccio lo voglio proprio.
per cui, nel caso, ricordati di chiedermelo/darmelo che non so se io avrò la presenza di spirito per farlo, che faccio un po' fatica ad affidarmi al mondo ora come ora e tendo a tenere le altrui entità a distanza pur anelando a contatti e affetto.

L'albero

E quest'anno credo che riabiliterò il Natale (che l'anno scorso avevo cacciato a pedate) e farò pure l'albero.
Resterà la malinconia ma la gioia di una tradizione che ho sempre vissuto profondamente non me la deve portare via nessuno.

06.30 am

Il display della mia auto lampeggia +1°C
E la luna piena di ieri è esplosa in candidi fiocchi

lunedì 8 dicembre 2003

Uh! Se sarà lunga!

Eccomi.
Eccomi.
Dunque... ha preso le sue cose, ha liberato la casa.
«La mamma dice se ti ricordi dove sono i cucchiaini d'argento che ci aveva regalato la nonna...»
«Mia sorella chiede di avere la videocassetta del matrimonio...»
«Mi accompagni alle cantine che non riesco ad aprire il lucchetto?? Scusa, non mi ricordo, ma dove si butta la spazzatura qui??»
Grottesco. E fai 37 anni tra un mese.
Non mi hai guardato negli occhi. Ma non l'ho fatto nemmeno io. Avevi paura di me e dei tuoi sensi di colpa. E della tua rabbia, tutto quel rancore soffocato. Ne hai tirato fuori un po' raccontandomi che sei in gara con la tua ex agenzia per un importante lavoro. Come al solito il bersaglio è sempre un altro. Ti ho lasciato solo in casa a prenderti quello che volevi. E sono certa che non hai guardato in giro, che non ti sei chiesto come vivo, che non hai cercato di percepire dalle cose il mio modo di muovermi tra esse. Quando te ne andasti io frugai dappertutto tra le tue carte, tra le tue mail, nei tuoi cassetti... trovai bozze a matita di lettere non dirette a me, progetti di viaggi e desiderio di essere altrove. Cercai di riempire con quello il vuoto di comunicazione e significato che avevamo scavato in noi. Ora hai liberato la casa dalle tue cose, e da te.

Talvolta penso che sia stato un destino benigno a volere questo per me. Che ha portato M. ad andarsene, liberandomi così da un rapporto insano da cui io non avrei saputo liberarmi, che ha indotto i miei due più cari amici a sparire nel nulla, facendo piazza pulita di punti di riferimento e appoggi ai quali non avrei esitato ad affidarmi. Era l'unico modo di farmi ritrovare sola di fronte alle mie ombre al mio passato alla mia famiglia a me stessa. E questo destino benigno ha sicuramente voglia di scommettere e ama l'azzardo che con questa bella trovata rischia di perdere tutto che io non è detto sia in grado di starci davvero così sola di fronte a me stessa. Oppure mi conosce meglio di quanto mi conosca io.

Non ho perdonato gli amici che si sono scostati quando cadevo, non ho perdonato il cinico lucido lavorio di M. sui miei sensi di colpa.
Non ho perdonato il destino benigno che mi ha prima allevata nelle ombre per decidere poi di tirarmene fuori con uno strappo che mi ha dilaniato la carne.

Sono stufa di sapere che sarà lunga. Sono stufa di svegliarmi eccitata nel letto per un sogno che non giunge a compimento. Sono stufa di sapere che sarà lunga.
"Uh! Se sarà lunga!"
"Ma si sta anche tanto tanto tanto bene."

Ok. Me la gioco.

mercoledì 3 dicembre 2003

Cose belle

Il bene che voglio agli amici. L'anima che si legge nelle parole della Voce. Labene che mi lascia un commento sul blog e Barbiegirl che mi scrive che mi ha trovata e mi legge. L'istruttore in palestra che mi dice che ho delle belle mani.

Desidero essere toccata, scoperta, esplorata, assaporata, cercata, stropicciata, coccolata, eccitata, desiderata, guardata, amata.
La cosa bella è che non è più una chimera, un sogno inverosimile, un mondo di illusioni in cui rifugiarsi con la fantasia. E' il desiderare qualcosa di possibile, che magari non si realizzerà, metterlo in conto fa parte del gioco, ma che è possibile. Lo sento possibile. E la voglia che ho di esprimere, URLARE al mondo, il mio desiderio misura quanto questa conquista sia importante per me.

E voglio un uomo da amare. E anche questo è cosa bella.