martedì 30 novembre 2004

Mi piacerebbe avere un computer portatile per potere scrivere dal letto. Una chimera, il sogno di tutti: acchiappare e fermare quei pensieri nitidi e leggeri che fluiscono autonomi quando la mente si rilassa. Anche quando per esempio guidi su un percorso conosciuto, o monotono. Anche quando fai jogging, o cammini un facile sentiero in faticosa salita. I pensieri vanno da soli e pare si incastrino con straordinaria armonia a disegnare scenari lucidi e lievi laddove la mente vigile incespica.

lunedì 29 novembre 2004

La "gioia che procuro" è già in sé gioia che mi avvolge.
Se poi vorticherà nel cielo per tornare trasformata ad abbracciarmi non so. L'armonia delle cose vorrebbe così, ma i destini sono imperscrutabili. Io soprattutto non riesco proprio a vederci attraverso, a comprendere.
Navigo bendata. Mi affido, quasi mio malgrado, a un istinto che sto appena imparando ad ascoltare.
Certo che sarebbe tanto bello se tornasse ad abbracciarmi.
Un abbraccio di gioia...
Preferisco non pensarci, ché diviene più gravoso il viver senza.

domenica 28 novembre 2004

Con te un calore che non smette.
Non so nemmeno io che corde toccano in me i tuoi occhi neri.

Con te un'occhiata buttata su un universo in divenire, un mondo di potenzialità da scoprire, la voglia di giocare, il desiderio di buttarsi. Esperire una possibilità di intesa sorprendente, una magia dell'attimo, completa in sé. Finita così.

Ho sognato il mio ex marito: stavamo insieme, partivamo per una vacanza. Ma non era un bel sogno, non stavamo bene ...meglio: io non stavo bene, lui era altrove.

Ho sognato poi di bussare a una porta e mr relax&colore che mi apriva e non era contento di trovarmi sulla soglia.

Occhi neri non lo sogno, no, che già ne è pieno il piano cosciente.

Basta.
Non so davvero quante volte ho detto basta. Non saprei ricordarne le circostanze. Probabilmente mi tornerebbe in bocca il sapore, quello sì. Ma non saprei identificarle, non saprei dire quante o quando.
Mi sono ritrovata a proteggere questo posto. A tenerne fuori le assurde contraddizioni e i capricci puerili. E soprattutto pantano e sofferenza. Ma così perde ragione di essere. Se proprio devo scegliere meglio proteggere la vita e buttare qui dentro l'indicibile.

mercoledì 24 novembre 2004

fa male

ché quel pianto bambino e disperato che si rotola per terra torna nei sogni a ricordarmi che non lo ho ancora elaborato davvero.
ché fino a che una parte di me cerca quel tipo di accoglienza totale, quella della madre che accoglie in sé il figlio tutto intero, quella che non posso comunque avere a meno che non capisca che sono io a dovermi accogliere così, fino ad allora temo non saprò riposare.

martedì 23 novembre 2004

domenica 21 novembre 2004

...

E' tutto sempre così difficile. Cazzo. Sono stufa. E tra un sorriso e l'altro mi cascano pezzi di cielo in testa. E a ben vedere non c'è gran che di cui sorridere. Casini da tutte le parti e davvero poca voglia di farsene carico. E uomini impossibili, ché se non sono impossibili evidentemente non mi piacciono. Ancora troppa fatica a fidarsi, anche degli amici. Poi però ci sono quelli che ti invitano a cena e sfogliano con te l'album dei ricordi emozionandosi emozionandoti. E allora non si può non sorridere.

come superman

E' poco più di un anno che ho aperto il blog.
E mi sento distante anni luce da quel punto.

Evidentemente mi sono mossa più veloce della luce.

sabato 20 novembre 2004

Non mi piace davvero essere impossibilitata a comunicare.
Non sono mai stata brava a interpretare i silenzi altrui.

Grazie a te. A te.

giovedì 18 novembre 2004

(in verità se avessi un caro amico accanto credo che piangerei e mi fare cullare in un abbraccio.)(forse.)(mai riuscita a farlo. il dolore lo scrivo, lo dico, lo urlo al mondo. ma non lo faccio toccare a nessuno.)(forse cambierà anche questo. chi può dirlo?)

sabato 13 novembre 2004

pensare fisico

Com'è come non è, fino a pochi anni fa odiavo il bagno in vasca. Per me solo doccia, veloce tonica lucida dinamica. Com'è come non è, d'un tratto ho scoperto il bagno.
Pulisco velocemente la vasca con la morbida grande spugna arancione, apro l'acqua calda, sistemo il tappetino e preparo a portata di braccio l'accappatoio, regolo la temperatura miscelando con l'acqua fredda, tappo la vasca, ci verso i sali da bagno prescelti e mi ci infilo dentro. Stacco dal mondo e mi collego con me stessa. A mano a mano che il calore fluido mi avvolge prendo contatto col mio corpo e lascio andare i pensieri. Un momento per me, un gioco di sensazioni che mi rilassa e rigenera. Assieme all'acqua che lambisce a poco a poco la mia pelle anche io gioco a entrare dalla superficie dentro i muscoli, ad ascoltare il solletico dei batuffoli di schiuma e del calore, a sentire ogni centimetro di me. Ed è ascoltando il corpo che lascio andare i pensieri, che così sono legati alla terra e non solo eterei e immensi. E' forse questo pensare fisico che mi dà tanto. Mi osservo e mi accarezzo, talvolta gioco. Mi allungo e galleggio rispecchiandomi nel tondo cromato dei rubinetti. Ieri ho scoperto un ricciolo bianco alla base del triangolo... ho pensato di toglierlo... ma poi ho deciso che sta bene dove sta, a ornamento del mio centro. E così in contatto con la mia materialità i pensieri più faticosi non spaventano. I ricordi trovano una loro collocazione fisica in qualche settore del mio corpo, i desideri fremono assieme alla pelle e i sogni volano pieni del mio peso.

mercoledì 10 novembre 2004

Pattinare al buio. O sciare nella nebbia. E' così la vita. Non vedi bene la strada, non riesci a valutare le asperità del terreno. Non sai dove stai lanciando i pattini e te stessa, non sai quanto tenga il fondo al passaggio dello sci. Stai in avanti e vai, mi hanno detto, che sui pattini più veloce sei più è facile superare indenne gli ostacoli. Lo stesso sugli sci: devi stare in avanti, aggredire la pista, mangiartela, anche e soprattutto quando la visibilità è più scarsa, proprio quando ti viene istintivo irrigidirti e tirarti indietro. Devi essere fluida, buttarti avanti con tutta te stessa, consapevolmente incosciente. E allora ti accorgi di recuperare il controllo degli sci, di stabilizzare i pattini, di esserci e agire. Certo non è che mi venga così naturale... che dopo che hai visto tutte quelle buche sulla ciclabile frantumando così la tua fiducia nell'asfalto argentato buttartici a tutta velocità ti sembra un po' un azzardo. Buche e tombini sono in agguato anche sulle ciclabili più lisce. E allora vai. In avanti e vai. Consapevole incoscienza per superare i blocchi della paura. Che poi se devi cadere cadi pure sul liscio. Cadi pure se vai piano. E dopo che sei caduta forse superi pure un po' di quella paura di cadere che tentava di paralizzarti. Ricordo una volta, una volta in particolare, che caddi sugli sci. Una di quelle cadute che non capisci come cominciano e non sai quando finiscono. Forse un sasso, chissà. Tutto d'un tratto non sapevo più dov'ero, quale fosse il sopra e quale il sotto, da che parte avessi le braccia e come si stavano attorcigliando le gambe. Ero quasi affascinata dall'intensità del momento e dalla sua levità. Mi ci è voluto un po' per riprendere coscienza e possesso del mio corpo ammaccato a terra. Succede. E' così: sciare nella nebbia. O pattinare al buio. Stai in avanti e vai, consapevolmente incosciente, fluida e leggera, forte di tutto il tuo peso.

martedì 9 novembre 2004

Chi ha mai detto che non ho più il diritto di lamentarmi? Chi ha mai detto che non posso dimenticarmi di tutte le cose meravigliosissime che vivo? Chi ha mai detto che non posso fare i capricci, urlare e battere i piedi a rivendicare puerili pretese?
No, ecco... perché talvolta sarebbe utile.

Quei due sono persi l'uno nell'altra.
Anzi: di più.
parola di benefattrice

giovedì 4 novembre 2004

Mi chiedevo se il libro che avevo inviato per dhl fosse giunto in tuo possesso... ma poi ho ascoltato bene e ho sentito che non è importante. Il mio libro strano delle immagini magiche: senza pensarci troppo l'ho preso e te l'ho mandato, con una leggerezza che non mi è solita. L'ho lasciato andare davvero e non importa sapere se e dove è arrivato.
Lo stesso faccio con te.

martedì 2 novembre 2004

Bei giorni, pieni di persone ed emozioni.
Pieni anche delle mancanze, mancanze che mi riempiono e talvolta mi fanno male.

Solo poche ore passate con voi, ma belle belle.
Tanto belle che pure i ricordi si sono fatti spensierati e hanno imparato lievi a sorridere.

lunedì 1 novembre 2004

Non adoro essere svegliata in questo modo dal telefono.
Un taglio netto da una dimensione onirica di cui perdi completamente coscienza in quell'attimo che ti restituisce alla concretezza. Ma questa netta recisione ti lascia in bocca il sapore di un mondo altro. Il gusto di sensazioni perdute, il profumo di un calore che non sai. Inutile inseguire frammenti di immagini, vano tentare di ricomporre mozziconi di filo. E' lì dietro l'angolo, vicinissimo. Eppure ti sfugge sconosciuto.
Resta allora questo senso di mancanza che sa di antico. Risuona e poi rimbomba nelle tue stanze vuote.
Occhi spalancati al soffitto, sguardi smarriti dalla porta al comò, a riprendere possesso, a farsi possedere, da un mondo che calpesti caldo e liscio di parquet coi piedi nudi ancora incerti in corridoio.