lunedì 30 agosto 2004

ciao enzo

non trovo parole, se non queste, banali e vere, conservate in sms. (In e out)

Tesoro, hanno ucciso Enzo. Ti abbraccio forte forte.
27.08.04 00h10

Lo hanno ucciso. Non mi sembra vero. Non è possibile... Piango sotto un cielo pieno di stelle molto più alto di noi. Piango.
27.08.04

Stefi dorme. Io fisso il muro. Enzo ha fatto tanto per me. Mi sento sola. Un dolore che non ho diritto di reclamare.
27.08.04

Facciamolo vivere nel nostro vivere.
27.08.04 01h47

...ha fatto tante cose...ha fatto in tempo anche a unire i nostri sorrisi.
Comunque pace in quel Paese...
27.08.04 02h36

Mi libero piangendo. Lascio uscire. Mi manca immensamente. Eppure lo vedo al bar della spiaggia a scherzare con gli egiziani e a fare domande. E nell'idromassaggio in piscina a raccontare di quella volta che... E sempre sorride.
E come mi ha detto rillo: speriamo che ci sia figa di là, altrimenti si annoierà a morte...

28.08.04

Mi chiedo se sapesse quanto mi ha dato... Vorrei averglielo detto e abbracciato una volta in più.
28.08.04

Voleva che tu facessi una scorpacciata di vita. Ha sempre adorato la luminosità del tuo sorriso.
28.08.04 11h37

Continuo a vederlo sdraiato sul divano di casa, la testa in grembo a Trilly, sornione. Mi manca la sensazione fisica del suo abbraccio stretto, quel suo modo acuto di toccare le corde più intime senza farlo sembrare un'intromissione e di farmi scoprire ogni volta qualcosa in più di me. Mi manca e non riesco neanche a piangerlo. Ti abbraccio forte forte. Tvb
28.08.04 13h44

C'è nel cielo di Hurghada una luna sorridente e luminosa che non può che essere la sua faccia (o la sua pancia). Pianto negli occhi, sorriso per l'anima, ho brindato alla luna.
29.08.04

martedì 17 agosto 2004

Domattina me ne vado in montagna. Torno giusto per ripartire per l'Egitto. E rientro definitivamente il 30.
Vedrò di giocarmi con leggerezza anima e corpo in quel di Hurghada. E mi godrò a fondo sole, mare, pesci e barriera corallina. Per non parlare del deserto e del cielo di notte.

Non riesco a non pensarti talvolta. Mi piace farlo: mi alleggerisce e mi fa desiderare e sorridere.

Essere adulto significa anche essere sereno di quell'equilibrio di sapere di non sapere, di quel disincanto che ti permette di osservare come da fuori. Ma insieme di quelle emozioni bambine che ti permettono di vivere ancora una volta da dentro, dentro.
Io non mi sento adulta perché mi perdo continuamente nelle mie emozioni, perché non ho ancora imparato che non si possono gestire ma solo vivere, con il distacco di chi sa, con l'entusiasmo di chi sapendo si lascia andare.

domenica 15 agosto 2004

Giro per casa come un fantasma, mi fermo a guardare allo specchio il copro abbronzato (erano anni che non si colorava di sole) e passo la mano sulla pelle liscia, morbida. Quasi mi stupisco sia la mia. Non voglio rivestirmi: resto così pelle all'aria a raccogliere la luce obliqua dalla finestra.
Gioco, anche.
Credo di non avere mai ascoltato tanto il mio corpo.

venerdì 6 agosto 2004

Me ne vado per un po'. Che è meglio.
Occhi, sorriso, abbraccio.
Pensieri di cristallo da sciogliere al sole, emozioni da liberare in acqua.
Saranno onde, giochi, risate, amici, notti, luci, paesi, musica, spiagge, avventure.
Torno il 14, poi si vedrà se ripartire ancora.

Voi intanto non perdete l'occasione per leggere in tempo reale una testimonianza da Baghdad. La testimonianza di un uomo che racconta davvero quello che vede, quello che vive.

mercoledì 4 agosto 2004

lunedì 2 agosto 2004

Mondi

Il caldo non mi ha mai fatto bene all'umore. Preferisco il gelo e la pioggia a questa luce accecante e opaca che soffoca l'aria di umidità. Ho un gran bisogno di partire, sì. Eppure potrei raccontare di serate a giocare a palla sui pattini in una pista enorme dedicata a noi. O descrivere il calore di un ordinario ritrovo familiare, 21 adulti e una tribù di bambini, tutti a festeggiare piccoli compleanni tra piscine gonfiabili, pasta fresca, torte e piatti da lavare. E le bimbe che ti chiedono ancora e ancora quella storia dei draghi d'oro che inventasti per loro mesi fa, e le cugine che sanno quanto sei felice di stare lì ma quanto ancora ti costi, e la più piccolina che accidenti quanto è cresciuta, e lo zio sempre schivo che ti dice che tutti fanno il tifo per te. E poi prenditi il tuo tempo, ti dicono, e goditi la libertà, che di un marito e dei figli ci si fa fin troppo presto l'abitudine. Ma tu lo stesso li vedi, stanchi e incasinati, ma pieni, fin troppo certo, ma pieni di quella famiglia che ameresti vivere tua. E potrei scrivere di quell'uomo, che mi manca come può mancare qualcosa che non si ha mai avuta tra le mani. Quella mancanza che stimola la curiosità, il desiderio, la voglia di condividere. Avere il tempo di guardare tra le sue cose, come dentro un armadio, rispettando chiusi i cassetti più personali. Potrei poi raccontare di una festa a sorpresa immaginata e inventata tra palloncini e trombette, tra gente luminosa dei suoi chiaroscuri. Di un eterno fanciullo che subito dice che tanto ci aveva sgamati, che aveva già tutto capito, soprattutto per mascherare la gioia di trovarsi festeggiato tra amici. E quella amica che sta sempre Bene, che non è certo una pecorella smarrita ma nemmeno una corazzata, ammiro la sua ironia, l'arguzia e il coraggio, apprezzo debolezze e sorriso. Religione e politica, sesso e smalto per le unghie, ricette e pane fatto in casa, come il gelato e i ghiaccioli e i pomodori dell'orto, e le lasagne di masciu che il suo regno è la cucina e i peperoni che tanto come li fa lui sono, e lo sono, leggeri. E se c'è chi rinuncia alle lasagne per ottemperare ai dettami di un credo che vuole la carne macellata secondo i propri riti, tutti quanti però fornichiamo e sorridiamo delle nostre incongruenze. Due bambini, una coppia e sei amici, ognuno, come tutti, con la sua storia e un intero mondo dentro, che ogni volta che do un'occhiata da fuori mi manca il fiato dalla meraviglia.