Ospite di un amico originario di lì.
Abbiamo trascorso una settimana a passare da un caminetto all'altro, dentro un’ospitalità sconvolgente, un calore impossibile tra la neve infinita che scendeva. Specialità gastronomiche condivise nella quotidianità di un paese che è tutto una famiglia.
Ho davvero pensato che la vita vale sempre la pena, anche se nelle ombre io lo scordo.
Sono appena tornata, non sono sicura di essere tornata tutta intera. Forse solo cambiata. Che fuori sia solo luce e bello.
domenica 7 marzo 2004
Villagrande Strisaili
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narsil
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19:54
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Hispaniola (10) - Santiago -
11 agosto 2003
Sono la Tia.
Ho guadato una fogna (e ci ho messo un piede dentro).
Sole sole sole sole. E mi scopro con la mente altrove, a pensare a occhi neri.
Vorrei ricordare e descrivere tutto. Non le cose. Le sensazioni contraddittorie che sento.
Voglio piangere ed essere accolta. Aiuto.
Sergio ha deciso che io sono la tia (la zia del gruppo). Sergio ha 18 anni appena, e una vita spesa nei barrios. E' uno dei figli della fondatrice della comunità che ci ospita. E' decisamente furbo, e anche carino. Chiacchieriamo mentre giriamo per gli insediamenti più poveri. Ha un'aria di sfida negli occhi. Non capisce cosa siamo lì a fare. Anzi capisce bene che non lo sappiamo nemmeno noi.
Pomeriggio in un altro "quartiere".
Bimbi soli che crescono passando il tempo.
Alloggi costruiti con rifiuti e lamiere, terra e vicoli ciechi ai due lati del canale.
Se offri una caramella: prima la guardano, poi la annusano e infine la portano alla bocca. Anche gli adulti.
Sono sempre imbarazzata.
Siamo invitati tutti a cena a casa di Natacha (la madre di Sergio). Ha una bella casa e mangiamo bene. Ci fa vedere il laboratorio dove costruiscono le candele colorate che vogliono vendere all'estero per finanziare le loro attività.
Al rientro cerco un po' di solitudine seduta sul dondolo sul balcone. Che buio. Che cielo. Che bello.
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narsil
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11:50
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venerdì 27 febbraio 2004
Hispaniola (9) - Puerto Plata -
10 agosto 2003
Trasferimento per Santiago.
Abbiamo noleggiato un pullman serio. Talmente serio che non ha posto per i bagagli, che infatti carichiamo sui sedili in fondo, passandoli per i finestrini.
Oggi si va in spiaggia!!
Abbiamo organizzato di fermarci a Puerto Plata, ci hanno detto che c'è una spiaggia turistica... davvero non vediamo l'ora di svaccarci sulla sabbia, sorseggiare pinacolada, mangiare al ristorante e nuotare tra i pesci!
E infatti eccoci lì: ombrellone comunitario, due sdraio e subito a prenotare grilled fish e patatine fritte. E meno male che facciamo un po' i turisti una volta! Ne abbiamo un gran bisogno. Almeno IO ne ho bisogno.
Sono stanca e mi sento sola.
In pullman capito seduta accanto ad Antonio. Passiamo il viaggio a chiacchierare. E' una bella persona. Sembra anche conoscersi un po', e conoscere i suoi punti deboli. Ma ci inciampa lo stesso! Mi dà calore. Mi piace.
A Santiago siamo ospiti di One Respe. Che meraviglia di comunità! E' sicuramente l'alloggio migliore visto sin qui. Ci accolgono con calore, quasi troppo, ci disorientano. Ci coinvolgono in tutto, immediatamente. E ci presentano un programma fitto fitto di uscite incontri impegni visite cene riflessioni feste musica itinerari e verifiche ...vogliamo aggiungere qualcosa? ci chiedono. Noi: basiti.
Troppo pieno.
Vogliamo solo rintanarci in tranquillità nelle nostre stanze, tra di noi. Lasciateci stare!!!
Ma quanto siete invasivi??? Ma che volete da noi???
Siamo stanchi!!!!
Voglia di staccare.
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12:36
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giovedì 26 febbraio 2004
mercoledì 25 febbraio 2004
Hispaniola (8) - Dajabon -
9 agosto 2003
Mattinata spesa nell'incontro con Padre Regino. Un pazzo carismatico creativo e trascinatore. Poi abbiamo pranzato tutti assieme in una "taverna" (indovinate che si è mangiato?). Prima però siamo riusciti a perderci per Dajabon (che poi sono quattro case), finendo col vagare senza meta sotto un sole implacabile. Meno male che Padre Regino è venuto a recuperarci!
Non abbiamo più voglia di stare attenti a tutto e di ascoltare e partecipare. Meno male che domani la giornata è nostra. Meno male che domani andiamo in spiaggia! A tavola ci divertiamo e diciamo un sacco di cazzate. La Vale riesce a rovesciare l'acqua sul tavolo almeno tre volte. Daniele e Antonio sono in forma e Mazzu è lì a dargli man forte. Grace contratta con una dominicana rischiando di acquistare palle da baseball originali made in china. Sara ride e Lorenzo tiene il muso.
Finalmente torniamo a "casa" (Loma). Giusto il tempo per lavarsi o per trovare la tranquillità necessaria per espletare i propri bisogni corporali (in questi viaggi si fa sempre troppo o troppo poco).
In tabella c'è un incontro tra di noi. Un momento di riflessione, di condivisione. All'inizio nessuno fiata. Poi i soliti a rompere il ghiaccio. Ma l'atmosfera è un po' freddina...
Infine parla Myriam: parla e piange. E tira fuori quello che tutti hanno dentro. Emozioni accartocciate e compresse. Domande, dubbi e fatica. E poi la discussione non si sarebbe fermata più.
Cena veloce e Messa con la comunità locale. Abbiamo preparato un canto. Ci lasciano posto davanti. I due "cura" (preti) concelebrano assieme al sacerdote di Loma. Tutti ci guardano e sorridono. I bambini fanno a gara per starci vicino. Siamo emozionati. Sempre di più. E commossi. Per la gente, per la vita, per l'amore... Ma Dio c'è, allora?
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narsil
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19:42
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martedì 24 febbraio 2004
...meglio :)
Una domenica ricca di Sapori e Musica. Carezze e Leggerezza. Un lunedì in cui non ho timore di guardarmi a pezzi e inizio a riappiccicarli (fa parte del gioco), aiutata da un difficile e splendido affetto. Un martedì nato nell’entusiasmo di una amica e coronato dal vento nel cielo.
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17:22
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Verbamanent
Il blog è un apostrofo che rende pubblico un diario segreto, per cui si passa dall'io che soffre all'io che s'offre.
(Zu)
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17:13
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lunedì 23 febbraio 2004
Hispaniola (7) - Dajabon/Ouanament -
8 agosto 2003
Notte difficile ma bella quella passata. Qui a Loma de Cabrera dormiamo in letti a castello in un camerone fanciulle che oltre a non avere, come usuale, i vetri alle finestre, non ha nemmeno persiane o tende. Solo una specie di rete zanzariera. Ma tanto zanzare, gechi, cucarache e ragni (enormi neri e carnosi) sono già dentro. Serena ha una paura atavica dei ragni. Le ci deve essere voluto tutto il suo coraggio per affrontare la notte, anche se la abbiamo tutta avvolta con una retina bianca anti-insetti, gentilmente offerta da Marghe la previdente. Mi piace dormire tutte assieme. Le confidenze della Vale che dispensa massaggi e il senso pratico di Elisa, con il bagaglio invaso dalle formiche.
Quanto non mi piacciono le banane cotte! E tanto meno questi surrogati delle patate, filamentosi e stopposi. Mi manca il pane. E pazienza se l'acqua sa di tutto fuorché di acqua.
Oggi abbiamo visto e vissuto talmente tante cose che non posso certo metterle tutte sul foglio. Non riesco nemmeno a tenerle tutte dentro la testa.
Chi c'era capirà, chi non c'era cerchi di ascoltare le emozioni e si accontenti di qualche cenno di colore buttato lì.
Questa mattina il mercato di Dajabon. Il caos africano con la frenesia occidentale. Davvero se non ci fossi passata dentro non ci crederei: non crederei possibile infilare carriole stracolme di ogni tipo di merce in mezzo (anzi: dentro) a un insieme compatto, denso, impermeabile di persone che si muovono, non si sa bene come, e urlano e spingono e si affrettano. Si affrettano tutti avanti e indietro, veloci e instancabili. Gli uomini dietro alle loro carriole sempre a rischio di ribaltarsi e le donne sotto carichi enormi portati con eleganza sulla testa. Avanti e indietro, dentro e fuori la frontiera. Mai fermarsi: sfruttare al massimo le ore di mercato concesse. Fare fruttare al massimo la finestra di scambio tra la "ricca" Repubblica Dominicana e la poverissima Haiti.
C'è chi al ponte della dogana preferisce il fiume, che si guada lungo una linea curva per poi arrampicarsi sull'argine dominicano. Intanto alcune donne lavano i panni in quella stessa acqua marrone.
Passiamo in Haiti. Sembra quasi che di là dal ponte faccia anche più caldo. Qui il mercato è deserto. Meno male che non piove, altrimenti saremmo costretti a nuotare nel fango. Qui manca tutto. Beviamo l'acqua dai sacchettini di plastica, tipo razioni di emergenza dei militari. L'unico mezzo a motore (eccetto qualche motorino) che si vede in giro è uno schoolbus giallo americano, proprio come quelli di Forrest Gump. E infatti è sopra questo bus che ci fanno salire i nostri accompagnatori, che ci vogliono fare vedere la città, il loro difficile lavoro lì, la missione delle suorine colombiane, la scuolita (una goccia d'acqua nel deserto) e la fabbrica occidentale della zona franca. Questi gruppi industriali che con la scusa di portare lavoro nel terzo mondo trovano come sfruttare manodopera a bassissimo costo, non pagare le tasse e liberarsi di scarichi tossici e rifiuti industriali non facilmente smaltibili in patria. Tutto legale. E ragazzi haitiani che fanno il bagno nel fiume inquinato dagli scarichi.
Dopo un'estenuante attesa e contrattazione alla dogana haitiana riusciamo a ripassare il ponte. Rientriamo in RD. E ci prende la strana sensazione di sentirci a casa. E ci accorgiamo allora del senso di estraneità che avevamo in Haiti. E di quanto sia "diverso" il mondo al di là del fiume.
Siamo stanchi e troppo pieni. Abbiamo voglia di pensare a noi e di berci una birra seduti a chiacchierare e ridere al fresco sui gradini dei marciapiedi di Loma.
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13:55
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venerdì 20 febbraio 2004
Sto male. Sto male. Sto male. STO MALE. Sto male. Sto male. L'altra sera ho incontrato una persona. Occhi scuri. Ho sentito certe parole. Ho aperto porte chiuse. Ho visto certe cose. Mie: niente spina dorsale, contatti diffusi, magie puntiformi, vuoto al centro. Basta alcolici e succhi di frutta. Acqua. Una pozza cristallina. Sto male. E i pinguini dell’Antartide mi piacciono sempre di più. Ecco: ancora il cielo rosso. Vuoto. Vuoto al centro. Mi viene voglia di metterci la mano per vedere se è un buco nero che risucchia persino la luce. O se è invece spazio di materia rarefatta che (in tempi cosmici, beninteso) si va ammassando a creare astri. Intanto sto male. Una sofferenza trascendente e sciocca.
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narsil
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23:57
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cose che cambiano
Ho un cordless nuovo.
Ho fatto fatica a trovare tre numeri da memorizzare.
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18:16
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giovedì 19 febbraio 2004
Hispaniola (6) - Verso Dajabon -
7 agosto 2003
Sveglia all'alba per trasferimento a Dajabon.
Dove giusto l'altra sera c'è stato l'ennesimo massacro di immigranti haitiani. E inquietante è la reazione di tutti coloro ai quali presentiamo il nostro itinerario di viaggio:
- "Qual è la vostra prossima tappa?" "Andiamo a Dajabon, per vedere la frontiera." "Ah. State attenti."
- "Che bell'esperienza che state facendo! E dove andate adesso?" "A Dajabon. E pensiamo di passare in Haiti." "Dajabon? ...fate attenzione!"
Ok. Non possiamo fare a meno di pensare che esagerino. In fondo se un gruppo di giovani europei va a Dajabon significa che non può certo essere un posto pericoloso...
In tre turni di taxi-minibus ci portiamo coi bagagli alla stazione degli autobus di Santo Domingo. Attendiamo tra la folla dei dominicani in partenza, accompagnati da uno schermo che trasmette "shock tv" in inglese, sottotitolato in spagnolo. Apprendo che pompiere si dice bombero. E io che pensavo significasse terrorista...
Prendiamo posto sul pullman. A bordo fa freddo quanto fuori fa caldo. E ovviamente l'aria condizionata non è regolabile. Tutto piuttosto sporco, appiccicoso e scassato. Ma almeno ognuno ha il suo posto e non ci dobbiamo ammassare in cinque su due sedili. Appena parte ecco l'immancabile diffusione della radio al massimo del volume. In questo paese il silenzio non esiste. E tutti qui non è che parlino: urlano. E la radio e la musica si sentono sempre al massimo del volume. AAARGH!
Sale un omone panciuto che accompagna una donna molto più giovane ed un bambinetto. "Maremma! Quanto tempo che non sentivo parlare italiano! Di dov'è che venite voialtri?" E' un fiorentino trapiantatosi nell'entroterra dominicano 6 anni fa. Chiacchiero un po' con lui. Ha una gran voglia di parlare.
Ha messo su una fabbrica di scarpe, nel senso che le fa assemblare qui e poi le commercia all'estero, se ben capisco.
Dice che nella Repubblica Dominicana ci sono diversi italiani che lavorano nel turismo e soprattutto tante ville dei politici corrotti. Dice di apprezzare il nostro turismo alternativo che porta soldi al paese anziché arricchire i tour operator esteri.
Dice che la RD è uno dei centri del narcotraffico, del traffico d'armi e del riciclaggio e pulizia del denaro sporco. Tanto qui non ti chiede niente nessuno. Non capisco se sa quello che dice o se parla per luoghi comuni, boh.
Dice che in ogni caso non c'è poi tanta gente che sta male qui, la povertà estrema non esiste e certo nessuno muore di fame... Penso che faccia finta di non vedere. Penso che abbia quell'atteggiamento naturale di difesa tipico di tutti noi. In fondo nessuno muore di fame qui... Quante volte allontaniamo da noi un problema in questo modo? E' un modo per esorcizzare una situazione che ci crea disagio. In fondo nessuno muore di fame a Santo Domingo... Già.
Mi pare una brava persona, e mi presenta orgoglioso il figlio.
"Ma dove state andando ora?" "Dajabon" "Dajabon?? E che ci andate a fare?? Statevene attenti..." Eddai, ci risiamo.
Il resto delle cinque ore e mezza di viaggio lo trascorro leggendo, riposando, maledicendo la radio al massimo del volume e tentando di conversare con la mia vicina, una dominicana sui 45 anni (ma chi può dirlo?) che mangia in continuazione attingendo (indovinate? riso e pollo!) dalla schiscetta che si è portata.
Mi dice anche che parlo bene lo spagnolo, e da questa affermazione capisco che sta cercando di mostrarsi simpatica ed amichevole.
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martedì 17 febbraio 2004
Hispaniola (5) - Santo Domingo
6 agosto 2003
Il motto del giorno è "mas o meno". Che è il motto di tutto questo viaggio. Mas o meno gli orari, mas o meno gli itinerari, mas o meno il cibo, i costi, il tempo, mas o meno la vita in genere.
In pochi altri posti come qui si percepisce quanto il Tempo sia una categoria relativa.
Notte di incubi quella passata, speriamo bene in questa.
Saranno state le tensioni nel gruppo. Litigi diffusi. Tra noi e con i responsabili del posto. Abbiamo tutti bisogno di elaborare un po' le tante emozioni e sollecitazioni ricevute.
E la giornata di oggi, tranquilla, tra conferenza al centro dei gesuiti, visita guidata al Museo dell'Uomo (dove ci ha accolti il direttore in persona, che ci ha pure concesso l'ingresso gratuito) e giro libero nella città coloniale, ha evidentemente lasciato spazio alle tensioni accumulate di liberarsi, dispiegandosi in incomprensioni generalizzate, culminate nella serata organizzata (si fa per dire) andata a monte.
Alla fine solo in tre di noi (Nicoletta, Elisa e io) siamo andate ad incontrare i giovani universitari del gruppo Germinando Ideas, una specie di centro sociale femminista, fortemente anticattolico e "alternativo". Mi sembrava di essere a casa. Solo che qui non è "normale" fare parte di un centro sociale, solo che qui i problemi sono concreti, si tiene la saracinesca semichiusa e alle 23h00 massimo scatta il coprifuoco. L'impressione è che siano a malapena tollerati. Parliamo con loro della situazione femminile (e mi faccio ripetere due volte che uno dei metodi anticoncezionali più diffusi è la sterilizzazione delle donne...-???-), dell'organizzazione dell'università, della vita in Italia e della Chiesa.
Stato e Chiesa qui sono un tutt'uno, un unico meccanismo corrotto, potente, opprimente. Mi viene in mente che giusto oggi pomeriggio, nella città coloniale (il centro storico di Santo Domingo) abbiamo rinunciato alla visita della cattedrale. Era presidiata da soldati dell'esercito che imponevano il pagamento per l'ingresso.
Ma soprattutto chiacchieriamo e scherziamo con loro bevendo coca cola. Che qui, come in tutto il mondo, è più diffusa e costa quasi meno dell'acqua. Possibile che la mondializzazione riuscita della coca cola non dia da pensare?
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narsil
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16:47
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