uno sotto, colpevole, ad accettare la propria condanna. gli altri addosso. sconosciuti da pietà. si sollevano un momento. il tempo per me di scorgere il reietto dallo sguardo svuotato. gli altri, animali, addosso ancora. e poi a mangiargli via le ali, pezzo a pezzo, strappo a strappo. almeno morisse... no: vive morente. solo si trascina via, senza nemmeno più pelle né palpebre.
giovedì 21 settembre 2006
martedì 19 settembre 2006
E sia: dico la mia.
A giudicare dalla quantità di blogger conosciuti presenti al concerto domenica sera ci sarebbe da dedurne che i blogger sappiano apprezzare la Musica. Oppure che siano tutti di sinistra.
Io in genere poco di entrambe le cose.
Ma.
Petra mi ha conquistata dopo pochi pezzi. Una voce morbida e limpida assieme, una carezza piena di potere, un continuo cambiare registro che esalta l'armonia stravolgendola.
Ferruccio ci ha messo anche meno a conquistarmi. Ironia e arte.
E grazie a aladin, broono e zu che mi ci hanno trascinata. Che poi alla fine, passeggiando col respiro ancora pieno di magia, senti quello affermare che la ama. L'altro sorride, ma si vede anche se non dice. Il terzo invece, per allontanare ogni sospetto, asserisce che non potrebbe mai stare con una come lei: una donna che ha almeno tanti registri nell'animo quanti riesce a giocarne con la voce.
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narsil
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20:42
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sabato 26 agosto 2006
lunedì 21 agosto 2006
Faccio fatica a svegliare ogni giornata.
Non è la fatica buia e anossica della sofferenza più nera, non è il lottare con l'aria perché ti riempia i polmoni ancora una volta e poi ancora un'altra e un'altra.
Ci sono passata, è passato.
Allora non avevo spazio per pensare, le mie energie erano sufficienti a mala pena a sopravvivere. Non pensavo, non desideravo. Cercavo solo, istinto primario, di respirare.
Ogni mattina mi svegliavo con un macigno a schiacciarmi e l'aria non voleva più entrarmi in gola e se entrava bruciava.
Ora ne sono lontana, ma mi è rimasta addosso la fatica.
E ogni tanto viene da chiedersi se ne valga davvero la pena.
(Per me. Qui. Ora.)
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domenica 20 agosto 2006
sabato 12 agosto 2006
Questa notte d'estate
E' una di quelle sere in cui ti avrei scritto poche righe e confuse e tu avresti capito oltre le mie parole, nonostante i miei tentativi di dissimulare finanche a me stessa. Mi avresti messa al muro con una frase gentile lasciandomi però spalancata la porta per uscirmene con leggerezza. Poi mi avresti presa un po' in giro e magari mi avresti mandato in allegato un capitolo di qualcosa di tuo di prossima pubblicazione. Un argomento che sarebbe sembrato non c'entrare nulla e che poi avrei scoperto sembrare invece scritto apposta. Questa notte d'estate mi manchi. Forse per questo rientrando stasera ho sorriso alla foto nella cornice di là in sala.
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venerdì 11 agosto 2006
giovedì 10 agosto 2006
mercoledì 9 agosto 2006
Uff
il tipo non demorde. eppure io non ho voglia di solo sesso, o forse non ho solo voglia di sesso.
mah. ho ancora diritto a confondermi?
mai. quello mai.
boh
sono stanca
la luna dietro le nuvole era un incanto questa sera, dipinta.
una volta ancora un cielo che mi porta altrove.
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lunedì 7 agosto 2006
Ecuador 3
4/7 Otavalo
Insicurezza affettiva diffusa, mio solito ingombrante retaggio. Viaggiando da Quito a Otavalo tra paesaggi dall'orografia recente ed evidente mi trovo a perdermi in immagini dimenticate e sorridenti di quella fetta di vita che ho tagliato via assieme al matrimonio, come fosse una gamba.
Tra conglomerati e vulcani prima ci impantaniamo nel traffico in uscita dalla capitale e poi ci arrampichiamo verso nord lungo la panamericana. Salutiamo con rispetto il Cotopaxi per metterci nelle mani del Cayambe ché, ormai lo abbiamo capito, qui il respiro è scandito dai vulcani.
Ci fermiamo lungo la strada in una baracca che funge da spaccio e pranziamo a base di formaggio e biscotti: i biscotti sono salati e tanto buoni quanto pesanti, il formaggio assomiglia alla nostra mozzarella ma è fatto a rotolini multistrato. A Otavalo siamo alloggiati in un hotel accogliente e colorato che mi fa stare bene. Riesco persino a vedere la partita, quella con la Germania. Io la televisione a casa non la guardo praticamente mai e ammetto di partire prevenuta, su questa e altre cose. Ma qui la programmazione è peggio che in Italia. Telenovele e concorsi, spot e giornalisti solo bianchi in una popolazione di tutti i colori. Tv sempre accese. Chissà se prima o poi ci accorgeremo che la prima cosa da fare per emanciparci è quella di buttarle tutte giù dalla finestra? Vabbè. Dopo la partita un giro per il mercato di Otavalo, colorato come tutto qui. E meno male che ho perso le prime due ore di contrattazioni perché non credo avrei resistito di più! Labene e Lucia conoscono già ogni bancarella e si sono già fatte conoscere da tutti i venditori. Sembrano adottare la tecnica del poliziotto buono e di quello cattivo, solo che sono autentiche: contrattazione all'estremo da una parte e slancio equosolidale dall'altra. Insomma io compero un maglione di lana colorato pagandolo più di tutte loro. Freddo freddissimo alla sera e cena tipica, soli avventori di una taverna tra trota alla griglia e meraviglioso liquore caldo con zucchero di canna.
[narsil]
4 luglio 2006
In albergo a Otavalo
Pomeriggio passato al mercato di Otavalo in estenuanti contrattazioni. Il paese è famoso proprio per il suo mercato e a noi serve anche come base per l?escursione di domani alla laguna di Cuicocha. Il famoso mercato di Plaza de los ponchos è ormai diventato piuttosto turistico ma ci viene ricordato che questo ha comunque contribuito a migliorare la condizione di vita degli indigeni che qui sono di origine boliviana, portati qui come schiavi e che ora sono la popolazione locale. Sono vestiti proprio come te li immagini. Le donne portano le caratteristiche lunghe gonne nere con camicette bianche tutte ricamate. Il nodo dello scialle (davanti o sulla spalla) indica se la donna è sposata o single. Gli uomini portano il caratteristico cappello di feltro e i lunghi capelli neri corvini raccolti in una treccia.
Il mercato della frutta e della verdura, in Plaza Bolìvar, è molto più autentico e si ha modo di vedere frutti mai visti dai nomi impossibili da ricordare. La posizione geografica di questo paese fa si che si possa coltivare di tutto, tutto l'anno. Broccoli, carote e zucchine giganti, cetrioli, meloni, angurie, arance e mandarini a 3000m!! e in più una serie di frutti sconosciuti quasi tutti buonissimi (tranne la papaia, che farà anche benissimo ma proprio non mi piace!). C'è pure un frutto che si chiama pomodoro d'albero che assomiglia proprio ad un pomodoro e che ha un sapore leggermente acidulo.
[labene]
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narsil
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domenica 6 agosto 2006
martedì 1 agosto 2006
2031
Il sole è un tondo tra l'arancio e il fucsia e mi guarda dritto in faccia.
Non mi abbaglia perché è basso. Si inchina a questa ora del giorno e mi concede di osservarlo.
Si imprime a rovescio dentro gli occhi, negativo scuro carta da zucchero che timbra lo sguardo rivolto altrove.
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21:22
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domenica 30 luglio 2006
rrrrrrrrrrrrrrrrr
No che non sto bene!
Voglio qualcosa che sia per me. Proprio per me.
Non sto male, questo no.
Ma manca qualcosa che sia per me.
Proprio per me.
E la erre di quel proprio si arrovella dentro il mio stomaco.
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16:34
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sabato 22 luglio 2006
Ecuador 2
3/7 Quito
Sveglia puntata alle 7 ma siamo in piedi ben prima ...in fondo in Italia sarebbero le 14. Colazione abbondante e meditazione su cosa mettersi addosso: Quito è a 2850mt e sta sull'equatore... Boh. A strati. Labene gentilissima ha portato per me una giacca a vento leggera.
Visita alla città coloniale e mi ritrovo a Santo Domingo, compreso l'obolo per l'ingresso nelle cattedrali e il potere in mano ai soliti pochi tra colpi di stato, corruzione e chiesa connivente. E in ogni chiesa in cui entriamo c'è gente raccolta in preghiera... sarà il sincretismo religioso a funzionare o la recente cattolicizzazione? Ci racconterà poi Luca che in effetti hanno gran presa qui anche le nuove sette del mondo cristiano: vengono dagli stati uniti, costruiscono una bella chiesa, si mostrano vicini al popolo e attirano fedeli. Poi li imprigionano in nuove regole e spillano denaro, allontanandoli ancor più dall'autonomia. Intanto una maddona con le ali alta 30mt domina la città dall'alto.
Alle 10 il sole è già in cima al cielo e fa caldo ma appena rannuvola fa freddo. Compro una sciarpa colorata che mi accompagnerà tutto il viaggio.
Ai semafori vendono di tutto, dai dentifrici alle vivande. Da noi sono dei dilettanti. Fili elettrici abusivi come i taxi e tanta polizia/esercito. Sulle loro auto è scritto il motto "servire e proteggere" che forse vorrebbe servire da monito ma non funziona. Come in tutte le democrazie difficili le forze dell'ordine esercitano potere e corruzione incutendo timore e la gente spera solo che stiano alla larga. Negozi e botteghe, tutte casa basse. Gente di tutti i tipi, anche con carichi enormi sulla schiena o sulla testa. Lucidascarpe.
Saliamo in teleferica sul vulcano Pichincha (ultima eruzione 1999), giusto sopra la città che si stende per chilometri nella valle. La vista è meravigliosa, specie con il deficit di ossigeno procurato dai quattro passi in salita lungo il sentiero a 4200mt. Noi quattro pazze a perderci nella vista delle nuvole e del Cotopaxi e dei colori e della città sotto e degli strati di cenere su cui cresce l'erba. E gli altri ad aspettarci al freddo, ché fa un freddo cane a 4200mt!
La mia vita continua a non avere un senso ma intanto qui è bellissimo e respiro anche con gli occhi.
[narsil]
In viaggio verso Otavalo
Pausa commerciale del viaggio in un paese famoso per la produzione di figurine fatte con la pasta di sale.
Stamattina a Quito abbiamo visitato il museo nazionale dell'arte pre-colombiana. Quello che è rimasto è in un museo, il resto lo hanno spazzato via gli spagnoli. Qui nel 1400 erano ancora dei primitivi (nel senso storico della parola) posso immaginarmi l'impatto. Ieri, durante il giro della città accompagnati da Wendy (la nostra guida), più che roba spagnola non abbiamo visto. Niente di memorabile e dove c'è stata contaminazione tra gli indigeni e gli spagnoli è pure peggio! Le etnie di autoctoni sono molte ma si dividono principalmente in 3 regioni: la costa, la sierra e la foresta amazzonica. A volte non si piacciono granché nemmeno tra loro. Nei centri più grandi ormai si sono mischiati con gli spagnoli (meticci) mentre i figli degli spagnoli che sono nati qui vengono chiamati creoli. Gli altri sono indios, "i nostri indios" come dice Wendy, e si percepisce della tenerezza in questo modo di dire.
Comunque... prima dell'arrivo degli spagnoli gli indigeni facevano delle discrete cosucce. Porcellana prima degli Incas e manufatti d'oro dopo, d'oro come il colore del sole, il Dio Sole. Poi sono arrivati gli spagnoli che, con il solo scopo di evangelizzare (s'intende!), si facevano dare oro e smeraldi in cambio di specchi, raccontando agli indios che specchiandosi la loro anima rimaneva lì intrappolata. Questo prima di sterminarli facendoli lavorare in condizioni impossibili nelle miniere. Brava gente, insomma.
Sempre ieri, ho finalmente visto lui, la montagna perfetta: il Cotopaxi, un cono dalla punta sempre innevata. Eh beh, lui dall'alto dei suoi 5900m di altezza se lo può permettere perché qui all'equatore, rispetto a noi, è tutto spostato in alto di circa 2000m. A Quito (3000m) ci sono le palme e i cactus, a 4000m ci sono ancora i boschi e per avere le nevi perenni bisogna superare i 5000m. E' un piccolo paese di giganti questo. E neanche troppo benevoli visto che il Cotopaxi è il vulcano attivo più alto del mondo e attivi come lui qui ce n'è altri 20 su un totale di 50.
Restando a parlare di vulcani (il nostro viaggio sarà sempre sotto i loro occhi vigili), ieri, grazie a Lucia, nel tardo pomeriggio ci siamo regalati una gita fuori programma sul vulcano Picincha che da il nome alla provincia in cui si trova Quito e che ha ricoperto quest'ultima di 2cm di cenere nel corso della sua ultima eruzione alla fine del 1999 (il 2000 è stato un anno difficile per l'Ecuador: due vulcani in eruzione e la dollarizzazione!). Ebbene si, ho toccato quota 4200m, mai stata così in alto! Chiaramente in cima siamo arrivati con una teleferica mica con cime e piccone. Qui si può fare anche questo, mentre i meglio informati mi dicono che da noi forse c'è la teleferica del Bianco che porta così in alto altrimenti c'è solo da scarpinare!
In cima faceva un freddo bestia ma la vista della città di Quito sotto di noi e dell'impareggiabile Cotopaxi, benché parzialmente fra le nuvole, ci ha ripagati del disagio. Poche nuvole, per la verità, soprattutto considerando che tutte le volte che prima di partire avevo guardato il meteo su Yahoo dava acquazzoni. Invece il tempo è bello e il sole molto caldo. Il sole appunto, che alle 9.00 del mattino è già quasi allo zenit. Siamo all'equatore mica per niente.
[labene]
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narsil
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martedì 18 luglio 2006
Ecuador 1
1/7 Milano
Spinta da febbre a 39 e incazzature lavorative rassetto casa e pulisco l'indispensabile (ché se fossi stata sana avrei saggiamente evitato) per ospitare per una breve notte Labene. Si parte presto da Linate, di domenica, e risparmiamo se prendiamo un taxi assieme. Già, un taxi...: telefono per prenotare la corsa e mi rispondono uno dopo l'altro che non accettano prenotazioni. Io casco dalle nuvole finché uno di loro non mi spiega che il governo ha appena annunciato la liberalizzazione delle licenze e loro, tutti loro, non garantiscono il servizio: "Detto tra noi, direi che può escludere di trovare un taxi domattina alle 6". Ottimo.
Risolto il problema logistico con la gentilezza di mio padre che si offre di accompagnarci trovo il tempo (perso) per chiamare l'Iberia ed assicurarmi che la prenotazione del volo esista davvero. In fondo di questa fantomatica Mashipura con sede in Ecuador non ho ancora deciso se fidarmi davvero, si sa: le insidie di internet. Ma la prenotazione c'è. Forse davvero domattina si parte, allora. Sono le 20.00 e mi manca ancora la valigia...
[narsil]
2 luglio 2006
In aereo verso Quito
Siamo alla settima ora di volo e comincia ad esserci un po' di nervosismo diffuso. La tizia del check-in ci ha beneficiate di due posti dove posso quasi allungare le gambe (Silvia ci riesce perfettamente). E' uno di quei giganteschi Airbus intercontinentali con tre ordini di posti: è incredibile come dentro questi affari ci si senta come nel salotto di casa anche a 10.000m di altezza. Adesso poi hanno anche aggiustato la temperatura (prima si gelava) e le gambe non mi sono neanche diventate come due cotechini.
Mancano circa 3 ore e mezza all'arrivo a Quito che sulle 11 le ore previste di volo ormai sembrano una bazzecola. Al Barajas di Madrid, dove abbiamo fatto scalo, abbiamo individuato qualche altro partecipante alla spedizione: due ragazze sole, Anna e Lucia, che sono state "accoppiate" per l'occasione e una coppia di signori non più giovanissimi che sostituiscono il figlio e la nuora e che si augurano che il viaggio non sia troppo rocambolesco. Dovremmo arrivare a Quito alle 16.30 (al momento non sono segnalati ritardi) giusto in tempo per andare in albergo e uscire per cena, se non fosse che le 7 ore di fuso orario fanno si che per noi sia notte fonda...
[labene]
3/7 Quito
Ieri la sveglia non è suonata, la mia, e ci ho guadagnato 30 minuti di riposo mentre Labene si preparava. Colazione veloce e Linate. Attendendo l'imbarco scrutiamo i volti attorno per indovinare i possibili compagni di viaggio. Linate/Madrid, Madrid/Quito. Solito cibo immondo, posti bellissimi. Tanti bambini a bordo che le madri portano con loro a casa per mostrarli ai parenti dall'altra parte del mondo. Penso in continuazione al mio BatuffoloDiGioiaScatenata. Lucia e Anna ci aiutano a passare le ore fino a un atterraggio da brivido in mezzo alle case: solo i bambini ridono mentre tutto l'aereo urla come sulle montagne russe (Mai successo prima. Ma qui dicono sia normale). Ci accorgiamo subito che il calcio in Ecuador è forse più popolare che da noi dal fatto che ci accolgono all'arrivo folle festanti con bandierine e macchine fotografiche. Ci mettiamo un po' a capire che con noi ha volato uno dei calciatori della nazionale. Verifico che il cellulare non prende nonostante sia un quadribanda ed esco nel sole. Che luce! Che cielo. Impossibile. Di nuovo quel sole alto alto che se lo cerchi non lo trovi perché è giusto sopra sopra la tua testa. Mi ritrovo ad Hispaniola: stesso cielo, la lingua, i colori misti della gente, i colori. Qui meno musica, però. E gli Indios, tanti. E tanto orgoglio che là avevo fatto più fatica a trovare.
Vogliamo cenare tipico e proviamo una zuppa a testa al ristorante dell'hotel... ehm... vabbè.
Notte mista di sogni d'affetti passati ma presenti e moti d'orgoglio. 11 ore di sonno dopo quasi 24 ore di veglia.
[narsil]
4 luglio 2006
In albergo a Quito
Siamo atterrate sane e salve e vista la fama di uno degli aeroporti più pericolosi del mondo che ha quello di Quito non era scontato. Si è "ballato" parecchio scendendo mentre una signora ecuadoriana seduta vicino a noi ci rassicurava dicendoci che normalmente è peggio... Il pilota ha dovuto manovrare un po' prima di centrare la pista e se si considera che questa è collocata in centro città c'è sempre da augurarsi di prenderla bene! Il mio stomaco ne ha un po' risentito in compenso, però, nessun problema di quota: una donna di pianura come me passeggia con disinvoltura a 2850m di quota dove si trova Quito, appunto, capitale dell'Ecuador, 2ml di abitanti circa.
[labene]
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narsil
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00:52
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