sabato 13 marzo 2010

l'arte del restar sospesi

giovedì 11 marzo 2010

imperscrutabile innocenza

Altre cinque piastrelle sono esplose a coronare il caos di una forma che prende sempre più distanza.
Mi manca il profumo del cielo. Ma mi riconosco sempre più ponte tra terra e stelle.

martedì 9 marzo 2010

lampi di emozioni in risonanza

...e comunque de andrè figlio non ha svelato alle masse il destino del pescatore.

lunedì 30 novembre 2009

titolo

dare un nome alle cose certe volte le affranca altre le imprigiona.
Ho fame di cielo e di mani. Giusto il tempo di un respiro. Se ho un'anima è sospesa tra occhi e cuore, attorno un'apnea che non si scioglie nemmeno dentro questa pioggia che mi culla il sonno.

lunedì 5 ottobre 2009

È solo un filo sottile quello che segna il confine tra la resa e l'immergere le mani dischiudendo le dita.

mercoledì 8 luglio 2009

Riflusso

Di là ho un blog che porta come sottotitolo una cosa come "con elementi di incremento (ma) a tempo determinato". E ultimamente sono tornata a inciampare sulla fatica delle esperienze rinchiuse nello spazio di un tempo determinato. Ma in fondo, mi son chiesta, di che perplimersi? Il tempo determinato è la natura della vita. Il per sempre non esiste e il finchè morte ci colga è come minimo uno sbilanciarsi azzardato e, di necessità, inconsapevole. E a cascata il resto dell'universo mondo, dal contratto di lavoro al sorriso degli amici. È vero che c'è da qualche parte questo anelito all'infinito, all'eterno, a ciò che va oltre noi insomma. A riconferma della nostra essenza a tempo determinato. Si dice che qualcosa in noi è senza confini, ma se davvero lo fosse probabilmente non avrebbe questo anelito: l'infinito per sua natura non si può proprio sentire vincolato, ennò. O forse fummo davvero un'unità con un(il) tutto da cui poi venimmo separati, ed è allora il ricordo di dio che ci incasina l'esistenza chiedendoci di desiderare senza confini. Certe volte non so che farci di questo mio tempo determinato.
E allora scrivo post.
(Vivo l'infinito a tempo determinato, sciolto nello spazio di un respiro)

martedì 9 giugno 2009

In taluni periodi me ne dimentico, e il cielo è alto e lontano. Poi all'improvviso ecco che le nuvole sono bellissime, e il cielo vicino. Ma sempre troppo alto per noi. E l'azzurro di nuovo si squarcia e mi cade addosso. E l'assurdità dell'esistere mi respira. E a ogni fiato vengo squarciata tra cielo e terra, polvere, sudore, gioia e noia. Probabilmente non sono in grado di sostenere questa lucidità insana, credo sia appunto il motivo per cui presto la dimenticherò. Ma intanto, in questi intervalli di coscienza, i frammenti di cielo mi schiacciano. E la fatica non riconosce i confini della consapevolezza e popola anche l'oblio.

giovedì 30 aprile 2009

questa mattina l'azzurro sapeva di pulito d'acqua e prometteva calore
nel pomeriggio apocalisse di piombo ad accerchiare le nostre finestre
a sera incendio da respirare con l'anima tutta
quella fatta di pelle e musica

lunedì 27 aprile 2009

anche quando è il silenzio a parlare

ferma

pioggia sui capelli
acqua sul palmo delle mani
sotto le suole un velo liquido a portarmi via

ferma

che poi non posso fuggire
dai colori
dai sogni
dalla realtà

giovedì 16 aprile 2009

non so se sia più difficile far ragionare sensi o sentimenti

sarà la primavera, certo

traduco energia in colore
modello forme
cerco pelle

sento profumi nelle parole
in una commistione di sogno e carne

e allora il gesto più semplice può attraversare in un attimo anni di corazza
una mano che ti passa da parte a parte
forte
delicata

riscopro che è vano nascondersi allo sguardo della luna
anche quando sono gli occhi del sole

giovedì 12 marzo 2009

la dignità dell'assurdo

Bello il film. Ma triste. Ma bello. Uh! se è triste. Ci mancava solo un Bel film Triste... Vite che si consumano e frantumano nella solitudine. Proprio in fase con la mia fase di mancanza di significato, di inquietudine esistenziale che si risolve in un assoluto nonsenso cosmico. E in un contesto di nonsenso cosmico il fare fatica acquista la dignità dell'assurdo.

domenica 25 gennaio 2009

È difficile scrivere di lui. Perché pare di non scrivere mai abbastanza, di non avere detto bene, di non sapere esprimere. Perché scrivere significa pensarci e ora è ancora difficile.
Posso però iniziare a scrivere di un funerale che è stato una festa di famiglia, una festa che gli sarebbe piaciuta davvero. Coi bambini a giocare tutto attorno e le regioni d'italia a bere vino e mangiare focaccia e affettati. E dai, facciamo anche gli spaghetti, col piatto in mano per chi li vuole, ché anche la casa grande di retorbido non è grande abbastanza per mettere tutti seduti.
"ma il papà e il nonno sono andati a dargli i bacini?" "sì piccolo tesoro" "allora adesso lui rivive!" "...no cristian. succede solo nelle favole..."

domenica 18 gennaio 2009

Ho bisogno di riposare. Prima che tutto diventi troppo piccolo.
Già perché quei fili a cui stanno attaccate le cose non si allungano indefinitamente, prima o dopo si spezzano. L'oscurità per me non è mai stata corpuscolare, almeno fino a quando non ho letto il primo capitolo di Le Correzioni (colpa di Rillo:-). Ora quella descrizione di un buio vuoto che da crepuscolare passa a corpuscolare e si riempie di un nero che mangia cose, persone, affetti, relazioni, pensieri e movimenti mi sembra più vera del vero.
E ho davvero bisogno di respirare. Prima che tutto diventi troppo piccolo.

giovedì 15 gennaio 2009

la notte corrode le mie corazze
i sogni denudano la pelle
il mattino mi coglie indifesa

mercoledì 24 dicembre 2008

vigilia

ogni tanto torno a incastrarmi e castrarmi attorno alle solite strettoie.
poi alzo lo sguardo e respirando cielo mi libero dei miei gorghi!
e lo so, eh. ma ci casco lo stesso.
sempre un po' meno. sempre meno sul serio.
imparo. va'là che imparo.
mi aiutano imprevisti scorci pavesi riscaldati di cioccolata, sms con inviti a pranzo a cui arrivo in ritardo ma il piatto mi aspetta, un sudoku da cui non ci si può staccare per salutarmi che tanto sono davvero di casa, la pazienza di chi aspetta che (prima o poi) impari a far su un pacchettino regalo, la semplicità con cui mi viene restituito lo sguardo (anche se da me lanciato aggrovigliato di spine).