E così il mio primo post dal cellulare, la prima notte quest'anno che si passa a finestra spalancata. Non che poi ci sia tutto questo caldo... Sarà il caldo che ho dentro. Calore da amiche all'hammam, e mani sapienti a prendersi cura di te. O caldo da spettacolo, costumi e oggetti di scena, compagni con storie che inciampano in un baule di desideri. E quella maschera che non riesci a togliere e allora la mostri, la sottolinei, la manifesti anche a quegli occhi che vorrebbero rimanere serrati. O forse è l'aria. Quella che manca. Quella che alleggerisce i pensieri e fa volare sorrisi. O il freddo. Sarà il freddo che ho dentro. Freddo che chiama freddo. Il gelo di un letto senza compagnia. Il freddo di un oggi che non ha sguardo a domani. Magari invece è il cielo, e la mia luna. Forse ancora mi guardano.
lunedì 28 maggio 2012
mercoledì 5 ottobre 2011
domenica 2 ottobre 2011
Sono sempre più chiusa e resta serrato il corridoio che volge al futuro. Ma considerato che il tempo è una ciambella (a maggior ragione ora che non è più solo superman a volare più veloce della luce) può essere che, risucchiata dal buco, mi ritrovi poi oltre. Non ci credo tanto ma la mano sul fuoco la metto solo per poche, pochissime cose.
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domenica 12 giugno 2011
si può diventare grandi senza invecchiare e si può invecchiare senza diventare grandi. intanto la finestra mansardata sotto la grandine è stato uno dei regali più belli. mi piace sentire di sotto le voci dei giochi dei bambini e il rimbalzare di passi e palloni. è un periodo così, lascia stare, tutto passa, come l'acqua di quel fiume. non è disperazione, seppure senza speranza. è una malinconia pastello che si illumina dei ricordi bambini, si colora dell'inquietudine adolescente e trova profondità nelle esperienze più giovani.
risuona così chiaro nella luce il buio.
e più è luminoso il bianco più fondo è il nero. più caldi sono i colori più è freddo il vuoto.
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19:06
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venerdì 13 maggio 2011
A volte si brucia negli occhi di un bambino. A volte si infrange in un passo di danza. A volte si rispecchia in quegli occhi bambini. A volte risuona in quei passi di danza. Il male di vivere.
Il sole basso illumina ancora da sotto le nuvole, la finestra è sempre aperta sul cielo. La luna però è lontana, non mi guarda e non la guardo.
Sono alta e forte, lucida e determinata. E ho imparato a sorridere senza gli occhi.
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00:14
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sabato 9 aprile 2011
mi ci ha portato rillo. Camicia bianca, cravatta scura e occhi azzurri. alto su una panca ad abbracciare un bravuomo biancoenero sudatoebellissimo.
e se vino e poesia hanno profumato la serata la frase storica è però stata pronunciata in sul finire dei saluti: "accidenti, bello di te che ricordi i nomi delle persone!". detto del rillo al rillo. sarà questa sua nuova release.
e mi sono ritrovata là dove tutto è cominciato. con quegli occhi azzurri e con un paio di pattini, con occhi neri e zonker e un blog da sistemare con l'html.
e mi sono ritrovata là dove tutto è cominciato, e qui torno. come fossi nuda sui pattini.
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00:56
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sabato 5 marzo 2011
venerdì 7 gennaio 2011
non mi vedi come sono
l'autoreferenza di coppia si bialimenta, creando e poi sfruttando l'effetto risonanza.
è notte e non trovo sonno
eppure mi si chiudono gli occhi
tapparelle abbassate a tener fuori le creature del buio
ché bastano quelle che cresciamo dentro
ho fatto amicizia coi mostri
e ancora domani
mi sveglierò affaticata
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lunedì 3 gennaio 2011
i casi della vita
Difficile pronunciare parole di conforto quando l'indicatore della tua energia basale è sul rosso sparato. Comunque ci sono, per quel che può servire. Io ci sono.
Ci sono anche per te che lo sai che mi puoi chiamare a qualsiasi ora della notte, e che lo fai.
E ci sono per voi che è inutile anche dirlo ché ci siete sempre.
E per te che è un caso, te lo dico, non era voluto, era un caso, per te ci sono, e lo sai.
Ancora in apnea è terminato un anno difficile e voi (siete almeno due) non incazzatevi se non ripongo speranze in questo che inizia. Non significa non vivere appieno, neppure io sono in grado di disimparare a sorridere.
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01:17
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martedì 21 dicembre 2010
inverno
siete così belli! anche quando sono stanca...
dicono che ciò che non ti uccide ti fortifichi. probabilmente è vero. ma bisogna intendersi sul significato di fortificare. ti rende più consapevole? forse. ti prepara al futuro? può essere. può anche essere che ti migliori rendendoti più saggio, che ti cresca facendoti più tollerante, che ti faccia più profondo, più libero, più grande, più bello. ma se ti toglie anche solo un poco del tuo sapere spalancare gli occhi, se ti smangia l'entusiasmo, se ti segna il sorriso... allora questo fortificarti ti ha anche ucciso. un po'.
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giovedì 18 novembre 2010
autunno
Ci sono periodi che preferisci restare in ufficio fino a tardi, ché il pomeriggio è crogiolo di inquietudini. E le sere da sola, proprio quando hai impegni già programmati per le prossime quattro settimane.
I tuoi muri sono devastanti. Lo sai, vero?
Poi giorni che sei troppo grande per stare dentro un appartamento, definita ma senza confini.
Tanto quanto è caldo il sorriso quando ti si apre negli occhi, ma lo sai.
E settimane che ti sembrano vuote tanto sono piene, ché ti viene voglia di svuotarle per riempirle.
Forse allora non avrei da dire, basterebbe lo spazio.
E tu ci sei, ci sei tutta intera e i bambini lo sentono e ricambiano sorrisi. Ché i piccoli chiedono presenza, non ricette di felicità.
Sto bene qui. Fate tardi, è un ordine.
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00:29
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martedì 16 novembre 2010
[...segue] Si guardò intorno con circospezione. Non ricordava come fosse finita in quella stanza: un divano rosso, un paio di poltrone che avevano fatto il loro tempo, un caminetto caldo di brace. Sapeva però dove avrebbe invece dovuto riprendere coscienza e lo sapeva con una consapevolezza che già di per sé rivelava il fallimento dell’operazione. Cercò tra gli oggetti poggiati su tavolini e mensole la conferma di ciò che l’arredamento anacronistico di quell’abitazione già le aveva detto. Non poteva che trovarsi a casa sua. Era già tutto chiaro, lucidamente rappresentato come in un’istantanea d’immagine, ma la testa correva più veloce dello stomaco. Era come in uno stato di sospensione emotiva. Assaggiava delusione, frustrazione e rabbia senza potere addentare nessuna emozione. Come aveva potuto farle questo?
Il cinismo era sempre stato una maschera, lo sapeva. Ma era convinta che il rispetto delle decisioni altrui avrebbe vinto sul suo assurdo senso morale. Quale morale, poi?
Ora avrebbe potuto denunciarlo alle autorità. Interferenze in faccende tanto delicate non erano punto tollerate. Sarebbe bastata la sua denuncia e sulla parola lo avrebbero condannato a un salto di due. Già, lui avrebbe così avuto proprio quello che aveva impedito a lei di ottenere. E ironia della sorte per lui sarebbe stata davvero la peggiore condanna. Ma la sorte non c’entrava, lei lo sapeva. Era stata messa studiatamente in questa situazione, contando lui sull’assurdo e sull’affetto.
A testimonianza di ciò le aveva lasciato in bella vista un comunicatore e non aveva bisogno di controllare per saperlo regolato sul canale della pubblica sicurezza. Si era messo nelle sue mani, sì, lanciando una sfida che sapeva però di non poter perdere.
La donna si sedette sul divano e chiuse gli occhi.
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23:09
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venerdì 11 giugno 2010
domenica 23 maggio 2010
allora niente
ci vorrebbe un miracolo. solo che i miracoli non esistono. e allora? allora niente. cerco una destinazione in rete. mare sole relax. non è una soluzione ma tanto la soluzione non c'è. troppi anni, troppa fatica. credo che a un certo punto puff! l'energia si consumi. non nel senso che finisce, no. impossibile. nel senso che si consuma da sé e cambia colore. consumata e consunta. e allora niente. il colore del sole sulle nuvole mi strappa sempre un'esclamazione e gli occhi vanno al cielo e al respiro. ma respirare diventa faticoso. la notte si confonde con il giorno e l'oscurità non fa più paura. e perde il suo fascino. e il suo potere di fecondare la luce. e allora? niente. non so. anzi, so. so che ci vorrebbe un miracolo. ma i miracoli non esistono. e allora? allora niente.
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22:14
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giovedì 6 maggio 2010
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"Ogni uomo, egli aggiungeva, dovrebbe avere una piccola questione a cui dia un'esagerata importanza, sempre a patto di non dimenticare, si capisce, che l'importanza è esagerata."
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23:41
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