Guardo la luce disegnare i contorni degli alberi fuori dalla finestra e non trovo pace. Tornano quei momenti in cui vorrei solo che qualcuno vedesse davvero la mia stanza splatter, vorrei mostrarmi come non è consentito. È la stanza dei segreti che si nascondono anche a sé stessi, dell'oscurità che ci appartiene, o a cui noi apparteniamo. La partita si decide sulla soglia. Non so come sono arrivata a guardarci dentro, senza distinguere nulla tra l'altro, anni fa. Non so nemmeno dire quando. Forse da sempre. Schiacciata da tanto nero, tutto mio, ho cercato altri che mi alleggerissero il carico, amando di me anche quello. Ma non funziona così. Un po' per volta, sola come si è sempre di fronte a sé stessi, ho riavvicinato quella porta e ho imparato a sostare sulla soglia. Ho imparato che ci sono cose più grandi di me non solo bellissime ma anche terribili. Ho imparato che ognuno ha la sua stanza. Ho imparato che tu soltanto la puoi guardare. È un fardello che tutti portiamo e il trucco per camminare eretti sta, come sempre, nella leggerezza. Ho pensato di farcela. Ho smesso di pensare e ho cominciato a vivere. Eppure. Tornano ora quei momenti in cui vorrei solo che qualcuno guardasse davvero dentro la mia stanza splatter. Che dalla soglia mi restituisse quello sguardo d'affetto. Ma non funziona così.
domenica 31 agosto 2008
A volte ritornano
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narsil
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18:48
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venerdì 29 agosto 2008
lunedì 25 agosto 2008
tu sei la tua pelle
e stelle cadenti che tradiscono la misura del tuo saper desiderare
(sicilia - retrospettiva)
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01:23
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domenica 24 agosto 2008
Faccio fatica a lasciare libera l'emozione bambina che mi fa spalancare gli occhi. Godo il subbuglio di stupore e bellezza. Ma l'arcobaleno fatica a trovare la via del sole.
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04:29
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domenica 17 agosto 2008
venerdì 8 agosto 2008
piedi nudi sulla pietra
Nuda mi bacia la luna in terrazza disegnando il suo sentiero sull'acqua.
Di nuovo respiro con la pelle.
(sicilia - retrospettiva)
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01:17
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martedì 15 luglio 2008
(ogni promessa è debito)
(Ho promesso agli amici un post sulla luna. Anche se più che una promessa quegli amici pare l'abbiano interpretata una minaccia...)
Obbè la luna era bella davvero e si mostrava schiva e splendente come un sorriso distante. La luna incarna l'arte del riflettere luce. Una poesia di riverberi che rispecchiano il rilanciare bagliori in risonanza. Perché certe cose si scoprono solo nel tramite dello specchio, diapason di vibrazioni altrimenti accecanti.
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01:25
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domenica 22 giugno 2008
Questa mattina mi sono svegliata con un buco nel torace. Un foro di una quindicina di centimetri di diametro, i bordi lisci, subito sotto al seno. L'impressione è stata quella di un peso che mi schiacciava al letto, ma in un certo qual modo lieve. Non immaginavo che un buco potesse pesare così, eppure la sensazione è che ti tolga il fiato proprio come un grave sul petto. Probabilmente è la mancanza di parte dei polmoni a comprimere il respiro. (Altro che parlare col diaframma! Qui c'è da capire se di quel muscolo me ne è rimasto almeno un pezzetto.)
Dopo il primo momento di preoccupazione, per superare l'incertezza ho provato a saggiare i bordi dello squarcio e a farci passare la mano attraverso: Ho toccato le lenzuola. Non ho sentito nulla.
Ancora poco convinta mi sono alzata pensando si trattasse di uno strano sogno. Credo che sia stato proprio questo meccanismo psichico a preservare la mia sanità mentale: sospettando di procedere su un piano onirico ho sospeso l'incredulità e ho cercato di osservare la situazione per quella che era.
Di fronte allo specchio mi sono guardata attraverso.
Ora sono qui che scrivo spalle alla finestra aperta e l'aria che passa dal buco accarezza le dita che si muovono sulla tastiera.
Ho provato a indossare una canottiera stretta sotto una camicia. In effetti con gli indumenti adatti non si nota quasi. Ed essendo una cosa tanto assurda persino io, non vedendo, tendo a dimenticarmene.
Solo che la sensazione rimane, viva più che mai. Il buco lo sento. Non so se è come nel caso degli arti amputati. So solo che sento quel peso al respiro e quel vuoto. E per quando nascosta e invisibile ad occhi esterni io so che mi porto in giro questa mancanza.
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16:17
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giovedì 19 giugno 2008
punto. due punti esclamativi. sorriso.
davvero il segreto sta nel non prendersi mai troppo sul serio
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01:59
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martedì 17 giugno 2008
sparsi
Una specie di gioco dell'oca e poi devi indovinare chi dice cosa. E io stavo a guardare le facce e mi guardavo da fuori, e no, non dico più niente e non sono più quella che piange anche se lo stesso si commuove. Siamo belli davvero. Non c'è bisogno di dirlo. È bello dirlo a volte, proprio perché non ce n'è bisogno.
Ognuno ha la sua strada, e va bene così. E un po' alla volta anche la fatica si scioglie, sì come la neve al sole. (Vero è che siamo in novembre, un buon novembre intendiamoci. Ma prima o poi l'estate arriverà. Credo.)
Capita che quando fai un paio di esperienze poi ti credi saggio. O almeno più saggio di prima. Spesso in maniera direttamente proporzionale alla sofferenza che senti di avere vissuto.
In genere quella è la fase in cui sei più sciocco.
Oh! Se siam belli.
E. Poi.
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00:07
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lunedì 16 giugno 2008
sogni
C'è chi chiede due euro per apparizione. C'è chi usa le immagini altrui per rifarsi il trucco. Chi cerca significati in guru improvvisati. Chi si improvvisa guru di fantasmi archetipici.
Credo possa essere un po' come il gioco. Stessa importanza essenziale, stessa leggerezza. Certe volte vorrei quella porta chiusa. Ma anche no.
Oh.
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02:41
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domenica 8 giugno 2008
Sono questi sogni così belli che mi spaventano. Mi prendi per mano, entrambi bambini. Certe volte analizzare non mette distanza dalle emozioni. Denudi la tua felicità e la mostri. Siamo capaci di tanta profondità e ricchezza che non capisco come faccia a starci dentro tutta senza straboccare e disfarci via.
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12:37
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domenica 1 giugno 2008
martedì 27 maggio 2008
ribaltamento
Quello che fa paura è la fatica della sofferenza. La fatica che si fa a tirarsene fuori. La fatica dell'indossarla come una maglia qualsiasi anziché come un mantello drappeggiato sulle spalle. Del non scomodare un destino avverso, del non scaricare colpe che non ci sono.
Del sapere che non è nemmeno sbagliato.
È e basta.
Come la vita.
Come la gioia.
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01:13
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