martedì 21 dicembre 2010

inverno

siete così belli! anche quando sono stanca...
dicono che ciò che non ti uccide ti fortifichi. probabilmente è vero. ma bisogna intendersi sul significato di fortificare. ti rende più consapevole? forse. ti prepara al futuro? può essere. può anche essere che ti migliori rendendoti più saggio, che ti cresca facendoti più tollerante, che ti faccia più profondo, più libero, più grande, più bello. ma se ti toglie anche solo un poco del tuo sapere spalancare gli occhi, se ti smangia l'entusiasmo, se ti segna il sorriso... allora questo fortificarti ti ha anche ucciso. un po'.

giovedì 18 novembre 2010

autunno

Ci sono periodi che preferisci restare in ufficio fino a tardi, ché il pomeriggio è crogiolo di inquietudini. E le sere da sola, proprio quando hai impegni già programmati per le prossime quattro settimane.
I tuoi muri sono devastanti. Lo sai, vero?
Poi giorni che sei troppo grande per stare dentro un appartamento, definita ma senza confini.
Tanto quanto è caldo il sorriso quando ti si apre negli occhi, ma lo sai.
E settimane che ti sembrano vuote tanto sono piene, ché ti viene voglia di svuotarle per riempirle.
Forse allora non avrei da dire, basterebbe lo spazio.
E tu ci sei, ci sei tutta intera e i bambini lo sentono e ricambiano sorrisi. Ché i piccoli chiedono presenza, non ricette di felicità.
Sto bene qui. Fate tardi, è un ordine.

martedì 16 novembre 2010

[...segue] Si guardò intorno con circospezione. Non ricordava come fosse finita in quella stanza: un divano rosso, un paio di poltrone che avevano fatto il loro tempo, un caminetto caldo di brace. Sapeva però dove avrebbe invece dovuto riprendere coscienza e lo sapeva con una consapevolezza che già di per sé rivelava il fallimento dell’operazione. Cercò tra gli oggetti poggiati su tavolini e mensole la conferma di ciò che l’arredamento anacronistico di quell’abitazione già le aveva detto. Non poteva che trovarsi a casa sua. Era già tutto chiaro, lucidamente rappresentato come in un’istantanea d’immagine, ma la testa correva più veloce dello stomaco. Era come in uno stato di sospensione emotiva. Assaggiava delusione, frustrazione e rabbia senza potere addentare nessuna emozione. Come aveva potuto farle questo?
Il cinismo era sempre stato una maschera, lo sapeva. Ma era convinta che il rispetto delle decisioni altrui avrebbe vinto sul suo assurdo senso morale. Quale morale, poi?
Ora avrebbe potuto denunciarlo alle autorità. Interferenze in faccende tanto delicate non erano punto tollerate. Sarebbe bastata la sua denuncia e sulla parola lo avrebbero condannato a un salto di due. Già, lui avrebbe così avuto proprio quello che aveva impedito a lei di ottenere. E ironia della sorte per lui sarebbe stata davvero la peggiore condanna. Ma la sorte non c’entrava, lei lo sapeva. Era stata messa studiatamente in questa situazione, contando lui sull’assurdo e sull’affetto.
A testimonianza di ciò le aveva lasciato in bella vista un comunicatore e non aveva bisogno di controllare per saperlo regolato sul canale della pubblica sicurezza. Si era messo nelle sue mani, sì, lanciando una sfida che sapeva però di non poter perdere.
La donna si sedette sul divano e chiuse gli occhi.

venerdì 11 giugno 2010

domenica 23 maggio 2010

allora niente

ci vorrebbe un miracolo. solo che i miracoli non esistono. e allora? allora niente. cerco una destinazione in rete. mare sole relax. non è una soluzione ma tanto la soluzione non c'è. troppi anni, troppa fatica. credo che a un certo punto puff! l'energia si consumi. non nel senso che finisce, no. impossibile. nel senso che si consuma da sé e cambia colore. consumata e consunta. e allora niente. il colore del sole sulle nuvole mi strappa sempre un'esclamazione e gli occhi vanno al cielo e al respiro. ma respirare diventa faticoso. la notte si confonde con il giorno e l'oscurità non fa più paura. e perde il suo fascino. e il suo potere di fecondare la luce. e allora? niente. non so. anzi, so. so che ci vorrebbe un miracolo. ma i miracoli non esistono. e allora? allora niente.

giovedì 6 maggio 2010

trova citazione

"Ogni uomo, egli aggiungeva, dovrebbe avere una piccola questione a cui dia un'esagerata importanza, sempre a patto di non dimenticare, si capisce, che l'importanza è esagerata."

giovedì 8 aprile 2010

Manuale d'Uso - #1

Ogni tanto mi vien voglia di appiccicarmi in fronte le istruzioni per l'uso. Un estratto almeno, ché l'intero manuale lo riserviamo ai più determinati. O caparbi.
Non spaventarsi se il soggetto fa gli occhi grandi, è una caratteristica propria del modello: non significa nulla più che stupore bambino. Nulla meno.

sabato 13 marzo 2010

l'arte del restar sospesi

giovedì 11 marzo 2010

imperscrutabile innocenza

Altre cinque piastrelle sono esplose a coronare il caos di una forma che prende sempre più distanza.
Mi manca il profumo del cielo. Ma mi riconosco sempre più ponte tra terra e stelle.

martedì 9 marzo 2010

lampi di emozioni in risonanza

...e comunque de andrè figlio non ha svelato alle masse il destino del pescatore.

lunedì 30 novembre 2009

titolo

dare un nome alle cose certe volte le affranca altre le imprigiona.
Ho fame di cielo e di mani. Giusto il tempo di un respiro. Se ho un'anima è sospesa tra occhi e cuore, attorno un'apnea che non si scioglie nemmeno dentro questa pioggia che mi culla il sonno.

lunedì 5 ottobre 2009

È solo un filo sottile quello che segna il confine tra la resa e l'immergere le mani dischiudendo le dita.

mercoledì 8 luglio 2009

Riflusso

Di là ho un blog che porta come sottotitolo una cosa come "con elementi di incremento (ma) a tempo determinato". E ultimamente sono tornata a inciampare sulla fatica delle esperienze rinchiuse nello spazio di un tempo determinato. Ma in fondo, mi son chiesta, di che perplimersi? Il tempo determinato è la natura della vita. Il per sempre non esiste e il finchè morte ci colga è come minimo uno sbilanciarsi azzardato e, di necessità, inconsapevole. E a cascata il resto dell'universo mondo, dal contratto di lavoro al sorriso degli amici. È vero che c'è da qualche parte questo anelito all'infinito, all'eterno, a ciò che va oltre noi insomma. A riconferma della nostra essenza a tempo determinato. Si dice che qualcosa in noi è senza confini, ma se davvero lo fosse probabilmente non avrebbe questo anelito: l'infinito per sua natura non si può proprio sentire vincolato, ennò. O forse fummo davvero un'unità con un(il) tutto da cui poi venimmo separati, ed è allora il ricordo di dio che ci incasina l'esistenza chiedendoci di desiderare senza confini. Certe volte non so che farci di questo mio tempo determinato.
E allora scrivo post.
(Vivo l'infinito a tempo determinato, sciolto nello spazio di un respiro)

martedì 9 giugno 2009

In taluni periodi me ne dimentico, e il cielo è alto e lontano. Poi all'improvviso ecco che le nuvole sono bellissime, e il cielo vicino. Ma sempre troppo alto per noi. E l'azzurro di nuovo si squarcia e mi cade addosso. E l'assurdità dell'esistere mi respira. E a ogni fiato vengo squarciata tra cielo e terra, polvere, sudore, gioia e noia. Probabilmente non sono in grado di sostenere questa lucidità insana, credo sia appunto il motivo per cui presto la dimenticherò. Ma intanto, in questi intervalli di coscienza, i frammenti di cielo mi schiacciano. E la fatica non riconosce i confini della consapevolezza e popola anche l'oblio.

giovedì 30 aprile 2009

questa mattina l'azzurro sapeva di pulito d'acqua e prometteva calore
nel pomeriggio apocalisse di piombo ad accerchiare le nostre finestre
a sera incendio da respirare con l'anima tutta
quella fatta di pelle e musica