martedì 15 luglio 2008

(ogni promessa è debito)

(Ho promesso agli amici un post sulla luna. Anche se più che una promessa quegli amici pare l'abbiano interpretata una minaccia...)
Obbè la luna era bella davvero e si mostrava schiva e splendente come un sorriso distante. La luna incarna l'arte del riflettere luce. Una poesia di riverberi che rispecchiano il rilanciare bagliori in risonanza. Perché certe cose si scoprono solo nel tramite dello specchio, diapason di vibrazioni altrimenti accecanti.

domenica 22 giugno 2008

Questa mattina mi sono svegliata con un buco nel torace. Un foro di una quindicina di centimetri di diametro, i bordi lisci, subito sotto al seno. L'impressione è stata quella di un peso che mi schiacciava al letto, ma in un certo qual modo lieve. Non immaginavo che un buco potesse pesare così, eppure la sensazione è che ti tolga il fiato proprio come un grave sul petto. Probabilmente è la mancanza di parte dei polmoni a comprimere il respiro. (Altro che parlare col diaframma! Qui c'è da capire se di quel muscolo me ne è rimasto almeno un pezzetto.)
Dopo il primo momento di preoccupazione, per superare l'incertezza ho provato a saggiare i bordi dello squarcio e a farci passare la mano attraverso: Ho toccato le lenzuola. Non ho sentito nulla.
Ancora poco convinta mi sono alzata pensando si trattasse di uno strano sogno. Credo che sia stato proprio questo meccanismo psichico a preservare la mia sanità mentale: sospettando di procedere su un piano onirico ho sospeso l'incredulità e ho cercato di osservare la situazione per quella che era.
Di fronte allo specchio mi sono guardata attraverso.
Ora sono qui che scrivo spalle alla finestra aperta e l'aria che passa dal buco accarezza le dita che si muovono sulla tastiera.
Ho provato a indossare una canottiera stretta sotto una camicia. In effetti con gli indumenti adatti non si nota quasi. Ed essendo una cosa tanto assurda persino io, non vedendo, tendo a dimenticarmene.
Solo che la sensazione rimane, viva più che mai. Il buco lo sento. Non so se è come nel caso degli arti amputati. So solo che sento quel peso al respiro e quel vuoto. E per quando nascosta e invisibile ad occhi esterni io so che mi porto in giro questa mancanza.

giovedì 19 giugno 2008

punto. due punti esclamativi. sorriso.

davvero il segreto sta nel non prendersi mai troppo sul serio

martedì 17 giugno 2008

sparsi

Una specie di gioco dell'oca e poi devi indovinare chi dice cosa. E io stavo a guardare le facce e mi guardavo da fuori, e no, non dico più niente e non sono più quella che piange anche se lo stesso si commuove. Siamo belli davvero. Non c'è bisogno di dirlo. È bello dirlo a volte, proprio perché non ce n'è bisogno.

Ognuno ha la sua strada, e va bene così. E un po' alla volta anche la fatica si scioglie, sì come la neve al sole. (Vero è che siamo in novembre, un buon novembre intendiamoci. Ma prima o poi l'estate arriverà. Credo.)

Capita che quando fai un paio di esperienze poi ti credi saggio. O almeno più saggio di prima. Spesso in maniera direttamente proporzionale alla sofferenza che senti di avere vissuto.
In genere quella è la fase in cui sei più sciocco.

Oh! Se siam belli.
E. Poi.

lunedì 16 giugno 2008

sogni

C'è chi chiede due euro per apparizione. C'è chi usa le immagini altrui per rifarsi il trucco. Chi cerca significati in guru improvvisati. Chi si improvvisa guru di fantasmi archetipici.
Credo possa essere un po' come il gioco. Stessa importanza essenziale, stessa leggerezza. Certe volte vorrei quella porta chiusa. Ma anche no.
Oh.

domenica 8 giugno 2008

Sono questi sogni così belli che mi spaventano. Mi prendi per mano, entrambi bambini. Certe volte analizzare non mette distanza dalle emozioni. Denudi la tua felicità e la mostri. Siamo capaci di tanta profondità e ricchezza che non capisco come faccia a starci dentro tutta senza straboccare e disfarci via.

domenica 1 giugno 2008

memorie

Torment in the dark was the danger that I feared, and it did not hold me back. But I would not have come had I known the danger of light and joy.

martedì 27 maggio 2008

ribaltamento

Quello che fa paura è la fatica della sofferenza. La fatica che si fa a tirarsene fuori. La fatica dell'indossarla come una maglia qualsiasi anziché come un mantello drappeggiato sulle spalle. Del non scomodare un destino avverso, del non scaricare colpe che non ci sono.
Del sapere che non è nemmeno sbagliato.
È e basta.
Come la vita.
Come la gioia.

lunedì 19 maggio 2008

sono donna
godo del contorno

giovedì 15 maggio 2008

domani in scena

e mi ritrovo a ballare gli gnomi di oz
e risentire per scherzo antichi amici
e cambiare lavoro
in mezzo a instabili equilibri da vivere e sorridere
e domani si va in scena

venerdì 2 maggio 2008

Pippo vs Frittata

Ho iniziato la giornata litigando con tim per l'attivazione e il relativo addebito di un servizio mai richiesto e per di più inutile per il mio profilo tariffario. Sono sempre più convinta si tratti di una frode deliberata e programmata dall'alto, ché lo scaricare la responsabilità sugli outsourcer pagati poco e a cottimo e di conseguenza pronti a sottoscrivere attivazioni fantasma fa parte della strategia. Ben si sa che il metodo è quello e non si fa altro che incentivarlo parandosi il posteriore affidando il lavoro (più) sporco all'esterno. Anche se in effetti il lerciume sta dentro, e sopra. Ma ormai è prassi comune. In tutti i settori e a tutti i livelli. Si cambino scenari e sostanze, la filosofia non cambia. Etica questa sconosciuta (ma qui siamo nella norma visto che l'etica e il soldo pare non abbiano mai flirtato) e Lungimiranza istruzioni per l'uso. E qui è più preoccupante, ché mi pare si guardi sempre più solo all'immediato revocando la prospettiva sul futuro.
Ma tant'è. E cosa vuoi che possa capirne io. Mi adeguo e difendo il territorio, oggi per oggi.
Ed è ben altro che vivere il presente questo. È scivolare. Ecco: mi sembra che la "nostra società" stia scivolando.

Poi però picnic sul lago e Pippo. E provo a immaginare gli amici, questi amici, a muoversi nel pastrocchio a frittata del mondo scivolato giù dal tavolo: Se lo aspettavano loro, e comunque ridono. E poi si muovono loro, non scivolavano prima (e infatti erano sempre un po' lucidamente sfasati rispetto al mondo in slitta) e si muovono ora, piedi nella catatonica frittata.
E allora? E allora comunque rido.

giovedì 1 maggio 2008

del non dire

Ho desiderato per anni il pc portatile per potere scrivere dal letto. Ci devo avere persino fatto un post. Ho fatto un post su un sacco di cose in effetti. Poi ho acquistato il portatile ma a quel punto mancavo del letto [è una lunga storia]. Così sono passati altri mesi, sette. [Ah, ho controllato: ne scrissi ben due di post sul portatile a letto, novembre 2004 e maggio 2006] Beh: da sette mesi appunto ho il portatile. E da stasera ho di nuovo il letto.
Però ho sonno.

giovedì 24 aprile 2008

domenica 13 aprile 2008

attualità



fmp6 a Milano

2 novembre 2005


Noi passeremo tanti giorni e tante notti insieme:
I giorni dell’esilio, con le loro notti desolate.
Ma, sappilo subito, la rivelazione non sarà miracolosa.
Avverrà piano, di domanda in domanda,
di risposta in risposta; succederà
che le cose più semplici
resteranno incomprese e inespresse per mesi e mesi
e verranno alla luce della coscienza
dopo una fatica così lunga e assurda
che non daranno neanche più piacere.
Succederà anche che le cose più difficili
-e così nuove da essere inconcepibili-
non avendo nessun rapporto con ciò
che ormai si sa della vita-
ti verranno in mente di colpo
mentre passeggi e mentre mangi;

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpe istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che
ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.

Ma poi bisognerà cercarne le origini,
dedurne gli effetti; e allora
nuovi giorni di lavoro grigio, incerto, con le ansie
della nausea e del disprezzo per se stessi…
E alla fine, sappilo, nello stesso momento in cui tutto sarà chiaro,
IL TEMPO AVRÀ LAVORATO CONTRO DI TE.
Non ti resterà alcun compenso se non la coscienza
che qualcun altro dovrà ricominciare tutto di nuovo
sulle tue rivelazioni stupende ma invecchiate.

Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.

Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.

Non possiamo dunque servirti a nulla, qui, ora.
Le nostre risposte le avrai faticosamente
in un giro di anni, e forse di decenni.

Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso non pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E lo faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti.

Ma poiché siamo Dee della Grazia, e quindi
Anche leggere e bambine,
incapaci di resistere ai sogni
e alle tentazioni generose e premature,
ti faremo una bella profezia, bella come una danza

Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.

Eppure tu grande uomo,non potrai mai fare a meno
di questa favola che sta nel futuro
come una nuvola colorata o un arcobaleno
Verrà, tra gli anni, un anno
in cui cadrà un grande silenzio
sulle città e sulle campagne.
E questo silenzio sarà strano e poetico
perché mai come in quell’anno
ci saranno nel mondo rumori così forti:
esplosioni che sconvolgeranno la terra
e lasceranno dappertutto odore di fuoco.
Ma sulle case bruciate, poi, scenderà la guazza
E la rugiada, rendendole lontane come corpi celesti.
L’odore della carne bruciata e delle primule
si confonderanno in quel silenzio.
In cima alle vigne, nell’oro dell’Angelus,
ci sarà una schiuma di calcinacci di chiese crollate.
Arrugginiranno baionette accanto a teste
non del tutto ancora scarnificate sotto casolari
consolati dalle penombre innocenti dei noci.
Sarà un infinito giorno di Domenica :
solo gli animali - cani, buoi , galline-
crederanno che i giorni feriali continuino,
e abbaieranno, muggiranno o rasperanno la terra,
presi da quella religione
che non ha altro principio
che il rosa in cui nasce il sole

e altra fine che il rosa in cui muore.

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Testi tratti da:
Pier Paolo Pasolini
- coro delle Eumenidi, da Pilade, pubblicazione postuma, 1977
- “Che cos’è questo golpe?”, Corriere della Sera, 14 novembre 1974

Rillo, Zu, Fraps, Narsil, Copiascolla, Aladin (con macchina fotografica), Broono (con videocamera), Mike, Squonk. Grazie a Su per la selezione e la preparazione dei testi.
http://www.bravuomo.it/wiki/PPPMilano


(tra pubblico e privato. via broono, rilanciato da rillo)

mercoledì 9 aprile 2008

color sorriso

Guarda un po' erano giusto un paio di giorni che ci pensavo. Un paio di occhi neri. Che nemmeno stamattina ho veduto, no, però un cenno della mano a saluto. Bello. Bello sentire che non ci sono sospesi se non d'affetto.
Come stai? Come sei?
Bello che io sia così. Bello avere imparato a muovermi nel presente rotondo di tempo passato.