giovedì 15 dicembre 2005

sabato 10 dicembre 2005

Quando sono particolarmente triste mi faccio un risotto.

Io che non cucino mai.
Metto su l'acqua dentro il bollitore, quello col manico all'ingiù.
Poi prendo il tagliere, quello piccolo, e la cipolla da affettare rotonda e sottile. Con un poco d'olio d'oliva e un po' più di burro soffriggo fino a indorare cipolle assieme a lacrime nuove e antiche. Mi asciugo gli occhi con lo strofinaccio, ché le dita sanno di cipolla, e rovescio il riso nella bilancia, ma poi vado a occhio. Aspetto il momento giusto per buttarlo nella pentola e mi godo lo sfrigolare dei chicchi che si tostano appena e li bagno di vino, bianco se c'è, altrimenti pure rosso. L'importante è respirarne il profumo e lasciare andare. Mi piace lavorare col cucchiaio di legno che tocca morbido i bordi del tegame, nessuna frizione, nessuna forzatura. Poi il mestolo di metallo per acqua e dado. E con il brodo un poco alla volta sommergo i chicchi e porto a galla emozioni. Lo curo il mio riso. Attenta col cucchiaio di legno e pronta a intervenire col mestolo del brodo. Intanto tiro fuori dal frigo il parmigiano e ne grattugio un po' nel piatto, piano, in cui mi servirò il risotto. Aggiungo lo zafferano che stempero direttamente nella pentola in mezza mestolata di brodo. Sapessi altrettanto bene stemperare i sentimenti. Le dita ora sanno di dado, grana e cipolla. Continuo a prendermi cura del mio riso, di me stessa. E ora che le incombenze da cuoca sono quasi terminate rimesto assieme al risotto che cuoce ricordi e pensieri. Provo a toccare il dolore con un dito, come la pentola che scotta. Ma ancor più che per la pentola ci vogliono le pattine e allora mi fermo. Assaggio per provare la cottura e aggiungo brodo, do un'occhiata al formaggio grattugiato dentro il piatto e valuto sia abbastanza quando improvviso mi prende un nuovo pensiero all'apparenza inoffensivo ma che finisce inesorabilmente per portarmi dritta all'imboscata del dolore che stavolta mi coglie impreparata, e mi brucia vivo di nuovo. Una lacrima porta altro sale al risotto. Ci siamo quasi, preparo a tavola la caraffa con l'acqua e abbasso il fuoco oltre il minimo. Assaggio ancora e spengo, pronta ad aggiungere il formaggio, un poco alla volta, e mescolare. Mi piace mescolare morbido e profumato. Burro non ne aggiungo, va bene così.

lunedì 5 dicembre 2005

Rosso più rosso fuoco più acceso taglio che brucia profumo che sbornia sangue su neve lava nel ghiaccio.

Calici di fiori rossi brulicanti vita scoppiano come granate esalando fragranze soffocanti vuoti d'aria un big bang detonante colore scotta, brucia rami nudi di un tronco spoglio confitto nella neve.

domenica 4 dicembre 2005

Una vecchia sedia a dondolo di legno che scricchiola e cigola, ma piano. Un terrazzo, o un portico che dà sulla notte densa di stelle che dipingono per contrasto il cielo più nero. Solo il suono sommesso del mio dondolarmi e, forse, i grilli.

sabato 3 dicembre 2005

Amo la nebbia sopra la neve.

martedì 22 novembre 2005

Certe volte metto i piedi bene a terra e disintegro l'immagine della magica bacchetta a favore di un saldo contatto con la realtà e dello spronarmi a mettere le mani dentro le cose. Altre volte guardo in alto e mi faccio leggera fin quasi a sollevarmi dal suolo e scopro la bacchetta tra le spire del vento, a insegnarmi a credere anche nella magia dell'anima.
Il difficile è tenere insieme le due cose: una mano lieve in alto alla bacchetta, un braccio forte in basso a lavorare il terreno.
Sembra un'immagine dilaniante, e invece è l'unica che ti tiene davvero insieme.

lunedì 21 novembre 2005

Non mi ci voleva il lasciarmi andare anche solo a credere di potere toccare il cielo per un po'.
Il cielo non si tocca mai!!! Me lo devo stampare a caratteri cubitali sul soffitto della stanza da letto.

Un'amica mi ha scritto che la felicità, come-la-intendo-io, non esiste. Può essere che abbia ragione. E' che non ho ancora imparato ad apprezzare un altro genere di felicità.
Nemmeno a livello teorico.

Forte ché so che in ogni caso si va avanti e ce la faccio. Fragile ché so che starei bene dentro un abbraccio.

domenica 20 novembre 2005

mercoledì 16 novembre 2005

Respiro in superficie, quasi respirando sentissi male. Osservo la mia mano sul mouse e le dita sulla tastiera. Belle mani. Femminili. Respiro in superficie, quasi la profondità fosse pericolosa. Scarabocchi neri su bianco. Respiro in superficie, quasi i polmoni fossero porte da tenere chiuse. Ho voglia di chiudere gli occhi e seguire le figure colorate che danzano dentro il buio. Respiro in superficie, quasi l'aria fosse uno scassinatore con l'ossigeno a grimaldello.

martedì 15 novembre 2005

Mancanze

Piene. Niente a che vedere con i vuoti da colmare.

domenica 13 novembre 2005

Cara G.,

forse non sai quanto questa tua lettera mi abbia riempito. E' una di quelle oasi e me la tengo qui tra la posta non letta per ritornarci volta a volta a rileggerla come nuova.
Grazie.

Io mi rileggo nelle tue parole e non mi sorprende dunque tu possa scoprirti nelle mie. Siamo diverse eppure ci ritroviamo in questa sensibilità (?) che ci apre al mondo e che ci ferisce spesso. Non so sulla mia bilancia cosa pesi di più. Dipende dal perno, forse. Come dici tu se alla fine ci rimettiamo sempre in gioco significa che il respiro bagnaocchi che ci fa sentire unacosa con l'universo pieno l'ha vinta ancora. Ma forse se potessi sceglierei un'altra vita, un'altra silvia. Ché ho scoperto che non è per tutti così, che per alcuni è diverso. E allora ecco che se potessi cambierei banda.

Grazie ancora.
E mi fa davvero piacere ricevere tue parole, quando vuoi sei la benvenuta.

A presto,
s.

giovedì 10 novembre 2005

L'altra notte ho fermato una mano
che pure desideravo.
Non cercava me.

giovedì 3 novembre 2005

È che io volevo la foto sul giornale

Fulminea Mobilitazione Politico Poetica Per Pier Paolo Pasolini (fmp6).

Un gran bello.
Emozionante, interessante, vivo.

All'inizio pensavo che la storia dei lumini fosse un po' eccessiva, invece sono stati perfetti. Abbiamo occupato tutta la strada, chiedendo gioco forza alle macchine della vigilanza rispetto degli spazi, e del gesto.
E riappropriarsi un poco di questa Milano che è in genere tanto lontana. Occupare il centro, anche coi lumini per terra, e vivere quelle parole.

Io so solo che oggi sono più ricca. Ricca anche di avere titubato su quell'Io so, e poi osato.